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Conversazione con Flavia Sorrentino, delegata all'Autonomia della città di Napoli, coordinatrice dello Sportello Difendi la Città e del progetto Scegli Napoli.

di Massimiliano Forgione - 28/04/2020

Il nord, nello specifico la Lombardia, conduce la sua ulteriore battaglia di una atavica guerra mediatica contro il Sud. Questa volta l'obiettivo è coprire l'assenza di politica nella tragedia delle morti per coronavirus. E' così lunare chiedere al governo centrale che la migliore cittadinanza di questa terra sia liberata da questa gestione mafiosa della cosa pubblica?
La verità è che ormai da anni, dagli atti delle diverse procure e dagli scandali corruttivi conclamati, risulta proprio che la gestione mafiosa della cosa pubblica è un fenomeno che investe maggiormente il ricco Nord. Eppure nelle ultime settimane sui mass-media nazionali abbiamo assistito a uno spettacolo vergognoso e indegno. Televisioni e giornali hanno fatto sfoggio dei peggiori pregiudizi anti-meridionali, per giunta in un momento storico in cui era auspicabile che si mettessero da parte le contrapposizioni territoriali, in nome di una solidarietà comune.
Invece il pesante accanimento mediatico contro i meridionali attesta come i luoghi comuni e gli stereotipi siano uno strumento per non mostrare al popolo che, a vent'anni da Tangentopoli, il modello politico rappresentato dalla Lega ha fallito, dimostrandosi completamente inadeguato. Le responsabilità della gestione della catastrofe avvenuta in Lombardia non spetta a noi individuarle, ma se, come pare, le migliaia di morti sono conseguenza di omissioni e reati, la magistratura farà il suo corso e restituirà giustizia a chi ha pianto la morte dei suoi cari.
Questa guerra mediatica, che vede armamenti pesanti da una parte: Confindustria con i suoi giornali (IlSole24ore, Il corriere della sera), Mediaset, ma tutte le più importanti testate giornalistiche e Televisioni di Stato, tende ad occultare la fatticità di un'economia a senso unico da 160 anni. Come è possibile ricostruire una narrazione veritiera? Con quali strumenti?
La narrazione tossica del Mezzogiorno - offerto all'opinione pubblica come luogo di rassegnazione e lamento - incoraggia chi, definendoci "causa persa", indirizza risorse economiche nazionali nella parte economicamente più ricca del Paese. Il Sud non ha una banca, una televisione ed i giornali seguono linee editoriali con testa e portafoglio al Nord. Bisogna smontare i pregiudizi mostrandone la banalità, attraverso esempi di buone pratiche.
Il web può essere una potente cassa di risonanza della nostra verità, ma da solo non basta.
Ciò che si può dire è che mettere al centro dell'agenda politica nazionale la questione meridionale è urgente e necessario.
Anche per premiare città come Napoli che fanno la loro parte. Attraverso la delega all'Autonomia ho potuto realizzare due progetti che reputo particolarmente importanti per contrastare l'impoverimento delle nostre comunità: "Scegli Napoli" e "Difendi la città". Il primo basato sull'importanza di acquistare prodotti locali, il secondo contro la discriminazione territoriale.
Del resto, un territorio cresce se sostiene i suoi lavoratori e le sue aziende, se è orgoglioso delle proprie eccellenze e se tutela la sua reputazione.
Siamo ad un punto di non ritorno? Intendo: il re è nudo e il Sud non ne può più?
Da qualche anno il Sud ha dato prova di consapevolezza e grande voglia di cambiamento. Ce ne siamo accorti anche dalla scelta di cambiamento elettorale dei meridionali alle ultime elezioni politiche nazionali. Anche se quella scelta è stata disattesa portando addirittura la Lega al Governo, resta un potente segnale, mai spento.
Il Mezzogiorno cerca rappresentanti coraggiosi che non abbiano paura di mettere in discussione ingiustizie territoriali e disparità economiche. Non so se il "re è nudo", ma le sue vesti sono sempre più sottili e si comincia a vedere cosa c'è sotto.
Lei si fa promotrice di due azioni: una attraverso l'ufficio legale del suo Comune (Napoli), l'altra attraverso l'Osservatorio che coordina. Può dirci nello specifico di cosa si tratta?
Lo Sportello Difendi la Città nasce per dare voce ai cittadini indignati dalle offese alla città di Napoli attraverso i mass-media e qualunque altro canale, compresi i social network.
Per supportare ed ampliare le attività dello Sportello -a cui sono arrivate in tre anni migliaia di segnalazioni- è stato istituito un Osservatorio composto da giornalisti, giuristi, sociologi e cittadini impegnati nel mondo dell'associazionismo. Vogliamo monitorare, analizzare e studiare la discriminazione territoriale e promuovere azioni di prevenzione oltre che di contrasto al fenomeno.
Torno alla politica lombarda di questi giorni fatta sui cadaveri della propria gente. Per lei, cosa vuol dire essere delegata all'autonomia della città di Napoli?
Essere megafono del grido di orgoglio del Sud.
Autonomia vuol dire prendersi la responsabilità di costruire un modello politico ed economico più vicino alle comunità locali, per promuovere uno sviluppo coerente con la propria storia, cultura, identità e vocazioni.
La nostra idea di autonomia, contrariamente a quella della Lega, non è di esclusione e sperequazione, ma di inclusione, valorizzazione e rappresentanza delle città, per dare voce alle istanze di tutti e non solo ai bisogni dei più ricchi.
Il Manifesto, che ho redatto e che la giunta comunale ha approvato, è una base forte. Una base forte che partendo da Napoli, possa portare a una nuova concezione del Mezzogiorno, che non è la coda dell'Italia, ma una straordinaria opportunità mondiale, al centro del Mediterraneo.























 

 

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