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Una mano lava l'altra

di Theodor Adorno - 08/06/2009

E’ solo in virtù di una regressione permanente che le classi inferiori vengono poste in grado di adempiere alle prestazioni ottuse e brutali che la società padronale esige da esse. Proprio ciò che, in esse, ci appare grezzo e informe, è il risultato della forma sociale. Ma la produzione dei barbari ad opera della civiltà è sempre stata utilizzata da quest’ultima per riprodurre e mantenere in vita la sua propria essenza barbarica. Il dominio delega la violenza fisica su cui si regge a una parte dei dominati. Mentre questi ultimi hanno la soddisfazione di poter sfogare i loro istinti deviati e distorti con la sanzione legale e l’approvazione morale del collettivo, si abituano, nello stesso tempo, a perpetrare ciò di cui gli altri, i gentiluomini, hanno bisogno per potersi permettere di restare tali. L’autoeducazione della ristretta cerchia dominante, con tutto ciò che essa esige in fatto di disciplina, di soffocamento di ogni impulso immediato, di cinismo scanzonato e di cieca voluttà di comando, non potrebbe aver luogo se gli oppressori non infliggessero a se stessi, per mezzo di oppressi reclutati ad hoc, una parte dell’oppressione che fanno subire agli altri. E’ questo, con ogni probabilità, il motivo per cui le differenze psicologiche tra le classi sono molto meno nette e spiccate di quelle economiche e materiali. L’armonia dell’inconciliabilità torna a vantaggio della conservazione della cattiva totalità. (...). Quando Bettelheim fa notare che nei campi di concentramento nazisti le vittime tendevano a identificarsi coi loro carnefici, formula un giudizio inappellabile di condanna sui vivai superiori della cultura come le public school inglese e l’accademia dei cadetti tedesca. L’assurdità è grave; si perpetua e si riproduce mediante se stessa; il dominio si tramanda attraverso i dominati.
Adorno, Minima Moralia, Einaudi, , pp. 216-217























 

 

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