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Esistenza

di Massimiliano Forgione - 10/06/2009

Queste ultime tornate elettorali ci consegnano una importantissima e definitiva presa di coscienza. Certo, a meno che non si verifichino stravolgimenti antropologico-sociologici tanto immediati quanto improbabili e inaspettati.
Prendo spunto da variegate riflessioni comuni. In un sms un amico mi scrive: Ce n’è di lavoro da fare, riferendosi al probabile insuccesso delle liste civiche a 5 stelle certificate da Beppe Grillo; le informazioni a riguardo, a tutt’oggi, mancano completamente, bisogna collegarsi al sito di questa persona eccezionale per sapere che: Il virus è stato inoculato in ben 30 comuni; ed è vero: non sono pochi!
Mentre attendo i risultati definitivi, non con la stessa frenesia del passato, leggo la pagina della Cultura di un datato Eco di Bergamo; Andrea Tornielli scrive in terza persona una recensione del suo ultimo libro: Paolo VI – L’audacia di un papa; un brivido raggelante mi attraversa il corpo a leggere:
Il 2 novembre 1975 era morto assassinato all’idroscalo di Ostia lo scrittore Pier Paolo Pasolini. John Magee, da pochi mesi secondo segretario del papa, così ricorda quella circostanza: “Paolo VI ha sempre avuto un grande rispetto per il peccatore, ma un profondo odio per il peccato e sempre sulla sua bocca trovavo la parola “ringrazio”.
Guardo il comodino dove poggia Petrolio, l’ultimo, immenso libro incompiuto di Pier Paolo Pasolini, guardo il nero della copertina, da lontano….
Tempo fa scrissi un pensiero, ritrovo il bigliettino sulla mensola della cucina: …..poi, la voglia di scrivere torna, con essa la vita, effettivamente, tornare a scrivere vuol dire tornare alla vita.
Ieri, leggendo il giornale di un amico gli annuncio: “Ruberò due pagine del tuo giornale”, lui mi risponde: “Basta che non siano quelle che voglio conservare”; non c’erano dubbi che si trattasse proprio di quelle in cui si annunciava l’uscita del nuovo libro di Roberto Saviano e di cui si riportava un incipit in cui l’autore dà le sue ragioni dello scrivere:
Scrivere è il contrario di tutto questo. E' riuscire a iscrivere una parola nel mondo, passarla a qualcuno come un biglietto con un'informazione clandestina, uno di quelli che devi leggere, mandare a memoria e poi distruggere: appallottolandolo, mischiandolo con la tua saliva, facendolo macerare nel tuo stomaco. Scrivere è fare resistenza.
Scrivere è resistere ed esistere, sono le due vitalità che si alimentano, perché esistere senza resistere non ha senso e resistere senza esistere annulla.
All’sms dell’amico rispondo: Penso che fatalisti e idealisti dovranno attendere i postumi di una guerra civile; e non faccio riferimento ad una guerra combattuta con forche e coltelli ma all’imbarbarimento che, solo dopo aver raggiunto il suo apice, ci riporterà, per sopravvivenza, a dimensioni più umane, ad una nuova fratellanza, anch’essa da considerare come il ciclo di un flusso storico che non è altro che questo via vai di errori senza che l’uomo riesca a fare mai tesoro dei propri sbagli.
E’ questa l’importantissima e definitiva presa di coscienza che dobbiamo assolutamente opporre a tutti coloro che Saviano identifica quali bisognosi:
…… di distruggere tutto ciò che possa essere desiderio e voglia: questo è il cinismo. E' l'armatura dei disperati che non sanno di esserlo. Che vedono tutto come una manovra furba per arricchirsi, la pretesa di cambiare come un'ingenuità da apprendisti stregoni e la scrittura che vuole arrivare a molti come una forma di impostura da piazzisti. Nulla può essere tolto a questi signori diffidenti e perennemente con il ghigno di chi sa già che tutto finirà male, perché non hanno più nulla per cui valga la pena di lottare. Ma nel privilegio delle loro vite disilluse e protette, non hanno idea di che cosa possa veramente voler dire scrivere.
E' necessario ricominciare a pensare ed agire in termini di una levatura verso un punto che sta in alto; è fondamentale iniziare a lasciare quel fondo toccato, raschiato e scandagliato oltre il suo possibile limite. La consapevolezza è che dovremo attendere, e parecchio, che la bontà torni a caratterizzare le vite degli uomini, non per volontà, ma per l’inarrestabile, incurante e fluttuoso moto che è la storia.























 

 

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