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L'ultima intervista impossibile ad un politico

di Massimiliano Forgione - 09/09/2009

Spesso mi è stato chiesto cosa Il Mattatoio fosse: un blog?, un giornale?, entrambi?
Spesso, si confonde la definizione di un qualcosa con ciò che, per essa, siamo portati ad intendere: e solo per abitudine.
Non voglio spiegare cos’è Il Mattatoio, penso che non ce ne sia bisogno, ritengo che la domanda conduca ad una necessità di voler catalogare le cose e all’incapacità di gestire la continua messa in discussione che l’interpretazione della vita, di per sé, implica.
Questa premessa è necessaria perché, attraverso questo strumento di ricerca e apprendimento, ed ecco una definizione utile e sintetica per chi ne cercasse, siamo ad un ulteriore punto di avanzamento, di comprensione delle cose che accadono e, siccome avanzare, passando per il giusto discernimento delle stesse, è progresso reale, ciò modificherà anche i comportamenti.
6/9/2009, Pierluigi Bersani, a Seriate chiude la festa del PD. Mi reco sul posto per porre delle domande ad un uomo che, nello squallore della politica, durante l’ultimo Governo Prodi, ha fatto cose positive; ricordo, attraverso le famose lenzuolate, liberalizzazioni quali: la trasferibilità dei mutui (comunque osteggiata dalle banche), l’abolizione del costo di ricarica sui telefonini.
Avevo già intervistato Bersani, anni fa, alla festa dell’UDEUR di Telese (provincia di Benevento) e, di fronte a domande facili, ebbe un atteggiamento cordiale, disponibile.
Così, mi presento come colui che ha già incontrato nella località feudo di Mastella in una quattro giorni in cui le vanità dei politici sfilavano davanti al popolino come quelle dei protagonisti di uno Star System. Mi riconosce e mi stringe calorosamente la mano, quasi non la molla e inizio con la prima domanda quando, ecco l’assalto dei Fans: scambi di battute imbecilli, un vero e proprio accerchiamento idiota.
Ora, siccome scrivere, intervistare, significa documentarsi, crescere, va da sé che, chi è in buona fede, cerchi di farlo con il necessario amore per la verità. Quindi, tornare da Bersani con domande di consuntivo sull’esperienza prodiana e su quella politica di questi ultimi tre anni, detta l’esigenza di un rigore imprescindibile: di dirsi come stanno realmente le cose.
Niente, impossibile! Se non c’è il rito del giornalista ufficiale, il canovaccio delle domande possibili, la reazione è deplorevole. Così, stizzito, il politico va via e si barrica di guardie del corpo, con sembianze da buttafuori di discoteche nel caso del PDL, con fattezze di aspiranti stregoni, nel caso del PD.
E’ uno spettacolo avvilente, è la boria di chi è abituato ad incensarsi. Non mi fa più specie che tale atteggiamento possa arrivare da chi prima si diceva di sinistra, ormai è trasversale; ciò che mi perturba è che il potere continui ad utilizzare la povertà economica e culturale per la conservazione del sistema e che ancora ricorra agli atavici mezzi della repressione fisica quanto dell’affabulazione, del problematizzare la condizione di sottomissione della gente per dare l’impressione di cambiare tutto, senza, in realtà, cambiare nulla.
Non perdo la mia posizione, intento a continuare il mio diretto lavoro di comprensione che si sarebbe svolto con queste domande: Bersani, che idee ha della necessità di riformare sul serio in Italia?; ha parlato di meritocrazia: chi lo spiega all’operaio in cassa integrazione, all’insegnante che quest’anno ha perso il posto che, Renzo Bossi (il figlio meno intelligente del senatur), ha appena ricevuto un incarico come consulente dell’Expo 2015 di Milano per la modica cifra di 12mila euro al mese, con investitura ufficiale di Speroni e nel più assoluto silenzio di politici e media?; a proposito di apertura del PD ad iscritti ed elettori dove, come ha appena detto dal palco, i secondi sono molto più importanti e la loro voce va tenuta in estrema considerazione nelle scelte che il partito fa: come mai è stata stroncata la candidatura di Beppe Grillo a candidato segretario delle prossime primarie?, tra l’altro dando come imprescindibile la condizione di iscritto?
Insomma, preso dall’entusiamo della star, Bersani passa da una piena disponibilità alla più assoluta superficialità e mi dice: “Mi faccia una sola domanda”, al che, stizzito, gli faccio notare che dovremmo smetterla in questo Paese di continuare a parlare attraverso il folclore delle sagre paesane e dare dignità ad una minoranza che, in Italia, non se ne fa più nulla del comizio e dell’intervista stile Bruno Vespa dal palco di una FU festa dell’Unità. Gelo assoluto, Bersani si incupisce e avanza verso i suoi protettori, i piccoli del PD che, attraverso la gavetta del ruffianesimo, diventeranno i grandi, coloro che sguazzeranno nell’ultimo prodotto che il trasformismo consegnerà, ancora una volta, alla società italiana del prossimo futuro.
Però, una piccola soddisfazione, prima di abbandonare le mie insistenze, me la dà e, di spalle mi dice: “Ma scusi, non era folclore anche quello di Telese?”, “Infatti” dico io, “Guardi un po’ quello che è successo dopo!”.
La stagione delle responsabilità, il titolo che campeggiava in grande (si veda articolo Concertazione senza concerto alla sezione ciclicità) all’entrata delle Terme di Telese, territorio sotto il controllo del clan Mastella.
Era il 2006, la storia del poi la conosciamo: da lì a poco il Governo Prodi cade, grazie proprio a Mastella che adesso siede, con il suo linguaggio ceppalonico a Bruxelles; aveva fatto uso di voli di Stato per andare ad assistere ad una gara della Ferrari, poi è venuto lo scandalo della moglie che agiva come un vero e proprio boss camorristico, temuta sul territorio con trame clientelari fittissime; il giornalino di partito per il quale riceveva finanziamenti pubblici; insomma, fine dell’ultima illusione, tutti a casa; e così: Berlusconi, Veltroni, fine del comunismo, di Bertinotti……., ed eccoci qua.
Penso che nella migliore delle ipotesi, gli italiani, alle prossime elezioni nazionali voteranno Rosa Bianca; dai due esperimenti falliti: PDL e PD, questo Paese sarà nuovamente fagocitato da una grande confluenza ad imbuto verso la nascente nuova DC, con tanto di “va’ a quel paese” a meritocrazia, liberalizzazioni, abolizione degli ordini, etc, etc…..
E’ la forza reazionaria del potere, la restaurazione in Italia, facendo credere, agli italiani che non riescono a rinunciare al folclore, che è in atto un’evoluzione della cosa politica, mentre, in verità, è in atto la solita, vecchia, politica de Il Gattopardo: cambiare tutto per non cambiare nulla!
Allora, a cambiare dobbiamo essere noi: basta con le interviste impossibili agli uomini della politica. Da ora in poi parleremo di civismo solo attraverso noi, i nostri avanzamenti critici, gli uomini della cultura e dell’arte e tra questi, terremo a debita distanza coloro che amano incensarsi con autografi, foto, dediche.
Il festival della letteratura di Mantova di questi giorni è un’ottima occasione per dar voce a questa crescita.























 

 

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