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Grattare per vivere

di Massimiliano Forgione - 19/10/2009

Siamo tutti in apprendimento! Chi più, chi meno, siamo tutti coinvolti in quella che è la ricerca di una comprensione plausibile delle cose che ci accadono attorno.
Occorre molta onestà e lucidità per soddisfare bene questo legittimo desiderio; fuori da questi delineamenti comportamentali, meglio sarebbe non avventurarsi in percorsi già di per sé impervi e che risulterebbero ancora più impraticabili per chi non ha i mezzi per decifrare, per interpretare; costoro sono le vittime dei malafede di turno.
E’ un qualsiasi giorno feriale, ho appena lasciato mia figlia a scuola; bello il suo sorriso quando mi saluta e agita la mano, è come se mi comunicasse la sicurezza di un distacco: quello che da me la sospinge verso l’aula, assieme ai suoi compagni, ciò che la trasporta è la coscienza viva di entrare in un luogo di crescita, di apprendimento, appunto.
Vedo questa scena dall’abitacolo della mia auto e non posso fare altro che vivere quest’emozione come fosse la prima volta, forse proprio perché di volta in volta arricchita come un ciclo storico vichiano che apprende da se stesso, migliora la vita, rende più consapevoli.
Ho già utilizzato tanto il verbo “apprendere” e continuerò a farlo senza cercare sinonimi: è fondamentale lasciarlo così per le implicazioni della sua etimologia.
Mi allontano dalla scuola e alla radio apprendo dell’ennesimo episodio di razzismo avvenuto a Roma, in pieno giorno, in pieno centro: un adolescente egiziano viene raggiunto e picchiato da quattro giovani che, scesi dall’auto, dopo aver individuato la loro vittima, gli sono piombati addosso, scaricato la loro ignorante violenza, per poi risalivi inneggiando a Mussolini.
Tutto nella più totale e assoluta indifferenza.
Ho un moto di vergogna e rabbia, sento addosso, sulla pelle, agitarsi nelle interiora, l’indifferenza che percepisco attorno, che passa attraverso i miei occhi. Ho voglia di frenare, fermare qualcuno e condividere l’opprimente senso di impotenza: cosa siamo diventati se tutto continua a passare sulle nostre teste nella più totale rassegnazione?
E’ una domanda che mi attanaglia e mi rendo conto di essere quello che in gergo, da queste parti, suona male nella sua volgare ignoranza: uno sfigato!
Una cosa così grave non trova citazione nei discorsi di chicchessia, neanche di coloro che, a scuola, dovrebbero partire da queste degenerazioni per tentare di ricostruire. Non avviene a scuola, nelle università, nei circoli culturali, nei bar, figuriamoci negli uffici.
Vedo la fatica che segna i nostri volti, osservo le smorfie, le paresi che caratterizzano le nostre inadeguatezze, le brutture interiori che attraverso i comportamenti e il piglio dei nostri occhi trovano espressione.
Mi rifaccio la domanda: cosa siamo diventati in questo paese?
Se ad appassionarci è la nuova lotteria “winforlife” dove se gratti e vinci realizzi una vincita-vitalizio che è come avere una bella pensione.
Se abbiamo castrato ogni desiderio, anche fisico, perché c’è una insopportabile paura di soffrire.
Se non ce ne frega più niente perché tutto è uguale ed è meglio girarsi dall’altra parte.
Se grattare e sperare di vincere è più importante che lavorare.
Se anche parlare è diventata una fatica e lasciamo che a farlo sia chi è meno titolato e obnubila le coscienze.
Mi capita sempre più spesso di imbattermi nella smorfia di chi gratta e scopre di non aver vinto; realizzo come incede una viva e forte sensazione di schifo, che provo, nel vedere esseri che di questa democrazia tanto vilipesa e messa a dura prova, non meriterebbero nulla.
Stiamo lentamente naufragando verso un fascismo più ignorante di quello che ha caratterizzato il secolo scorso, più violento perché più demagogico, più asfissiante perché vi aderisce, ogni giorno, una massa di replicanti che ostentano di sapere tutto senza mai possedere una vera, profonda conoscenza.
Avvertire il male e concentrarsi sulle sue ricadute personali, non curarsi di conoscerne la natura, per poterne, tutti insieme, uscire.
E' questo il grande errore!
Il ragazzo egiziano ha riportato una frattura nasale e rischia l’espulsione perché “sans papiers”.
Come è facile, nell’Italia di oggi, a quattordici anni, disilludersi e disamorarsi della vita.
Cosa stiamo insegnando ai nostri figli e cosa percepiscono se taciamo la violenza ed esaltiamo il gratta e vinci, i giochi imbecilli di conduttori televisivi beceri e ignoranti.
Forse, anche loro, a quattordici anni avranno la percezione che sperare in un vitalizio per vincita è sempre meglio che lavorare, pensare, adoperarsi; forse, lo pretenderanno!
Peccato che sia noi adulti che loro adolescenti, di questo passo, anche grattando, non troveremo mai ciò che nella vita stiamo cercando.























 

 

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