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La stupidità di partecipare

di Massimiliano Forgione - 26/01/2010

Molte volte ho la sensazione di sentirmi stupido, fuori luogo, con le mie domande, con le mie invettive, con le mie richieste di chiarimenti di cose che gli altri danno per scontate e invece, per me, sono lontane da ogni possibile comprensione. Molte volte avverto lo sguardo insensibile di chi ritiene il mio quesito ingenuo, ignaro della complessità della stortura delle cose, dei guasti delle corruttele ormai assimilati fino ad essere diventati la nostra epidermide. Ecco, avverto, sottesa, la rimostranza dell’interlocutore che di fronte al proferimento disinteressato e postulante di una possibile ricomposizione di un tessuto sociale smagliato, sembra chiedermi, a sua volta: “In quale mondo vivi?”, e questo, solo perché, appartengo a quella schiera che quel mondo ondivago, nebuloso, mellifluo, saccente, furbo, fatto di convenienze pretese e sempre da ricercare, fermamente vuole respingere.
“Come è misera la vita negli abusi di potere”, cantava Battiato; ecco, forse tutto ciò è solo la miseria che un manipolo di inutili idealisti sta rifuggendo attraverso questo netto rifiuto, nell’audacia di chi è disposto a sputtanarsi pur di trovare un senso allo scorrere dei giorni. Ma già questo, per il potere, per chi lo abita e per chi lo ambisce, è un’insolenza.
Spesso mi è stato detto di essere ingenuo a credere che il MLN nato dalle Liste Civiche di Beppe Grillo possa rappresentare l’inizio di un cambiamento; un altro come gli altri che inveisce, volgare, ricco come tanti che ha ideato il suo sistema per diventarlo ancora di più, vendendo ideali.
Sarà stupidità ma un programma politico che abbia come punti essenziali: acqua pubblica, energie pulite, parlamento pulito, non sovrapponibilità degli incarichi pubblici e privati con pubblici, stipendio parlamentare allineato alla media degli stipendi nazionali, cittadinanza digitale per nascita e accesso alla rete gratuito per ogni cittadino italiano, introduzione della class action, abolizione delle scatole cinesi in Borsa e l’elenco sarebbe lungo ma tutto reale nei contenuti, in quanto esiste un programma che è ancora oggi frutto delle discussioni dei cittadini del Movimento, unici delegati di loro stessi, mi fa prescindere dall’ideatore e mi fa appassionare all’idea che una soluzione collettiva, unica via percorribile, sia ancora possibile.
Questa congenita diffidenza italica sarà la risultanza di tante parole dette, sentite fin troppe volte, proferite da chi mai ha avuto interesse a concretizzarle; ma le parole rimangono tali, e vuote, se non vengono vissute in prima persona.
In Puglia è avvenuto un ulteriore fatto:
L'esperienza della "Fabbrica di Nichi", con i suoi giovani internauti entusiasti (e solo 30mila euro di budget per mobilitare 200mila persone!) mette un paletto anche in Italia.
Boccia aveva a disposizione tutte le armi tradizionali: i sei per tre in tutta la Puglia, il consenso di tutti i dirigenti locali, soldi e strutture di partito, un grandissimo comitato (vuoto), i suoi assistenti parlamentari (è deputato), e non è riuscito a raggiungere nemmeno il 30%. Perché? La prima risposta è ancora quella di Obama. E' finito il tempo dei candidati che tendono al leggendario centro, al moderatismo, ai colori pastello (e in definitiva al nulla). Luca Telese

Sono barese e, in uno dei miei ultimi soggiorni nella mia città, ho indagato le cause dello sfaldamento del PD nella Regione Puglia. Come ormai consuetudine vuole, i giornali, i media, si appassionavano al gioco delle alleanze, delle vite private dei candidati e non spiegavano che la partita che si sta giocando in questo laboratorio nazionale è tutt’altra:
D’Alema candida Boccia per abbattere Vendola che si oppone alla privatizzazione della distribuzione dell’acqua in Puglia, dove l’accorpamento PD-UDC vede gli interessi di Casini, imparentato con i Caltagirone che vogliono mettere le mani sull’acquedotto pugliese.
Ecco lo schifo, la turpitudine dei giochi d’interesse macroeconomici che non vengono denunciati dalla stampa e che fanno credere che si tratti solo di una scelta da operare tra un uomo che rema contro il suo partito (Vendola) e un altro che lavora per il partito.
Di tutto ciò la gente non sa assolutamente nulla; chiedendo, estorcendo risposte, chiunque rispondeva in modo ignorante, superficiale, disinformato pensando di essere informato, inconsapevole pensando di sapere.
“Ma dove vivi?”. Torno alla domanda che spesso mi viene fatta a mo’ di rimprovero, di sprezzo, resi leciti dalla qualunquistica convinzione di avere contezza anche della mistificazione della realtà.
Non si tratta di stabilire chi ha ragione e chi no, a mio modo di vedere si tratta di riuscire soltanto a considerare che tutto ciò che viviamo non è per sempre e che occorra difendere un'accettabile vivibilità.
C'è bisogno di una cultura nuova, non delle scuole, delle chiese, dei sistemi che in Italia più che altrove hanno tradito la loro essenza etimologica perché al posto di contemplare il cambiamento evolutivo, tendono a preservarsi; bensì di una cultura molto personale, intrisa della necessità di sapere, di conoscere, che si accompagni all'eterno beneficio del dubbio; una cultura curiosa, della conoscenza intesa come ricerca.
C’è chi ci sta togliendo la vita, sono i soliti, noti per chi non vuole far finta di niente. A marzo si riproporranno, attraverso nuove tornate elettorali per continuare a muovere i fili di un meccanismo dal quale dobbiamo sentirci giustamente esclusi.
Dobbiamo assolutamente riappropriarci della nostra capacità di scegliere, di coinvolgerci in prima persona nel cambiamento strutturale di questa società. Solo attraverso la nostra presenza sarà possibile fare in modo che queste persone non possano più esprimersi, solo così potremo smetterla di delegare anche le ragioni della nostra infelicità.
Di questo passo il principio della delega, per come lo intendono i nostri governanti, sarà sempre più rarefatto: 10, poi 15 anni, fino a chiederci di non esprimere più neanche una fasulla preferenza.
Per attuare ciò è solo necessario cambiare la Costituzione, una volontà pruriginosa per tutti i membri del Parlamento, una necessità condivisa, ci diranno, per il bene comune.
E' quanto ci attende in questo 2010 assieme al disco dell'amore, sull'onda lunga dell'appello lanciato lo scorso periodo natalizio: il nuovo album del premier Silvio Berlusconi e del cantautore napoletano Mariano Apicella. Nerone si accompagnava a Seneca, questo "schiavo con lo sguardo del padrone" al suo menestrello campano; ad ognuno quel che si merita.
E così, dopo essersi organizzato un'aggressione, si ritira a meditazione per produrre perle canore!
All'inverosimile non c'è mai fine!
Un'ultima riflessione: chiudo questo pezzo cercando di fermare un ultimo fatto di cronaca: la resistenza, a Ischia, di un gruppo di cittadini all'abbattimento di un edificio, forse abusivo o inagibile; non ho approfondito, ciò che mi interessa è rimarcare come la polizia, le forze dell'ordine, operino sempre più in ordinanza da antisommossa; è l'esercito del prossimo futuro, quello a cui sempre più i nostri politici dovranno appellarsi per domare situazioni civili esplosive. Ischia dopo Rosarno; quanti altri focolai ci sono in Italia?























 

 

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