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Crac-sì, Crac-no...da ”La nave va” al fallimento preventivo della cricca romana

di Nicola Bruno - 20/02/2010

Fellini non c’entra nulla con quanto è successo in Italia negli ultimi 149 anni: o, per essere più precisi, la cinematografia di qualità non rappresenta la realtà di un secolo e mezzo in cui nulla cambia, con la Banda Bassotti al governo, dedita alla spremitura del limone, fino all’ultima goccia. La congrega di cui ha fatto parte il nostro fu-amministratore Craxi riesce a rinnovarsi costantemente, in barba alle ricorrenti indagini e alle indignazioni popolari. Lo fa anche in occasione dell’ennesima gestione delittuosa dell’ultima emergenza terremoto. Lo fa anche nel pieno di una crisi economico-finanziaria che potrebbe dare la stura ad un processo capace di mutare il volto di questo sterile promontorio.
Ho riguardato poco fa in Rete l’invasione di diversi cittadini aquilani nella cosiddetta “zona rossa” della loro città-capoluogo, ridotta ormai a teatrino in cui gli escrementi mediatici profondono cinica retorica e falso senso dello stato. Un brutto film, quello aquilano. L’Aquila è una città stuprata, prima dalla natura, poi dalle facce di gesso degli sciacalli che ci governano. Come si può essere cittadini di uno stato che chiede senza mai dare, che pretende di mangiarsi il lavoro della gente onesta senza restituire il minimo servizio? Il sistema clientelare seleziona il peggio e finiamo per ritrovare, magari nei posti chiave dell’amministrazione, i compagni di banco famosi per l’opacità di pensiero. Magari a dirigere la Protezione Civile. Clientelismi e localismo, dove per localismo si intende proprio il giardino della propria abitazione. Come si può definire territorio nazionale un luogo dove pullulano centri abitati il cui nome è stampigliato nel dialetto paesano sui cartelli stradali? Come posso raccontare oggi ad un cittadino europeo cosa significhi essere italiani se l’unico valore è rappresentato dal proprio conto in banca? L’Italia è un territorio parcellizzato, disgregato, composto da unità prive di peso specifico.
Da Craxi al crac-sì, il passo è breve. I primati al governo, ma anche quelli all’opposizione, perpetuano sé stessi nel saccheggio. Si fa terra bruciata intorno affinché non resti più nulla. Se lo stato italiano dovesse dichiarar bancarotta, sarebbe come invitar tutti all’orgia e al saccheggio, a cominciare dal Pantheon dei Padri della Patria. Una patria di banditi sorridenti, anarco-capitalisti e mafiosi-inquinatori, di cui l’Europa farebbe bene a fare a meno. A già, dimenticavo: stiamo parlando proprio dei fondatori dell’Europa dei banchieri. Va be’, mi rimangio tutto. Mi rimetto ordinatamente in fila: il trattato di Lisbona, lo conferma la pubblicità in questi giorni in tv, è garanzia di tranquillità e libertà.























 

 

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