Il Mattatoio - Giornale indipendente


 

Editoriale

Notiziario

Intervista

Scienza e Ricerca

Il Rubricario
  - Spettacoli
  - Film
  - Libri
  - Musica

Conversazione con

Il Punto

Aforismi, riflessioni e bestiario

Ciclicità

Economia

eBook

HOME PAGE

 

 

Il Punto


La cura negata

di Massimiliano Forgione - 13/04/2010

C’è una parte della popolazione italiana che prova un sottile piacere se non addirittura godimento per quello che è successo a Cernusco sul Naviglio, in provincia di Milano, a due passi dalla reggia di Arcore, nel feudo leghista.
In questa landa padana, il momento storico, vuole che viga la sospensione dell’umanità, l’abbrutimento dell’uomo ridotto a essere inutile che mangia e beve e vive all’insegna del: qui è casa mia e faccio come cazzo mi pare!
C’è una parte della popolazione, certo italiana, che si è arrogata il diritto di decidere per le vite degli altri, meglio se indifesi, il risultato è garantito. Sì, perché questa parte della popolazione italiana è caratterizzata da odio e viltà, ignoranza e incapacità di vedere al di là del confine che i loro miseri escrementi sono in grado di tracciare.
A niente serve la legge del contrappasso per questi ignavi, inetti della vita, corpi putrefatti da una vecchiezza che caratterizza anche i più giovani, morti dentro senza avere il benché minimo sospetto di essere già cadaveri.
E’ la legge padana e non si scherza: qui decido io! Così, il 4 marzo la piccola Rachel tredici mesi di origine nigeriana muore, dopo diciassette ore di agonia, presso l’ospedale Uboldo di Cernusco, perché le sono state rifiutate le cure in quanto il papà era in attesa che gli venisse rinnovato il permesso di soggiorno di cui è in possesso dal 1997 e che, a causa del licenziamento avvenuto sei settimane prima, tardava ad arrivare.
Morta per mancanza di documenti!
C’è una parte della popolazione italiana che ancora sogghigna alla notizia e che crogiola la propria inutile esistenza nelle parole del fascista Mauro Borghezio: “I padri devono capire che se vengono a procreare qui da noi gli effetti ricadono sui loro figli”.
Io, non so se esistano parole più indegne di queste, so, purtroppo, che esistono individui che continuamente cercano il superamento della propria insulsa empietà, come fosse un esercizio infame da praticare giornalmente. So anche che questa crudeltà la pagheremo tutti, prima o poi, dovremo rendere conto di questa immobilità, di questa falsa pace in cui una minoranza continua a fare strame dei principi fondanti della convivenza civile e una maggioranza rimane inerte a guardare.
Certo, difficile pensare che il destino che è toccato a Rachel possa riguardare uno solo dei nostri pargoli, per loro c’è opulenza, benessere e sazietà, quindi, perché scomodarsi?
A Carugate, il paese vicino alla Dacau lombarda hanno sfilato duecento persone, amici dei genitori, straziati dal dolore, per chiedere giustizia. Era una manifestazione nera, pochi autoctoni hanno pensato di presenziare, di aderire con il proprio sdegno.
Che idiozia! Come si può dimenticare che siamo in Padania, nel feudo di Bossi, a due passi dalla reggia di Arcore; lì sì, l’unico colore che è possibile vedere è il bianco, marmoreo, latteo, padano e guai pensare che un alloctono possa unirsi agli astanti che in ogni ora del giorno gremiscono il viale della residenza del Re Sole, nella speranza di vederlo, solo vederlo.
Un giorno pagheremo caro anche questo e nessuno si potrà dire innocente.
Per adesso, insieme a Rachel è morta l’umanità, e non solo quella di una parte della popolazione italiana, ma di tutta!























 

 

Immagini articolo


 
 
 

Il Mattatoio - Giornale indipendente