Il Mattatoio - Giornale indipendente


 

Editoriale

Notiziario

Intervista

Scienza e Ricerca

Il Rubricario
  - Spettacoli
  - Film
  - Libri
  - Musica

Conversazione con

Il Punto

Aforismi, riflessioni e bestiario

Ciclicità

Economia

eBook

HOME PAGE

 

 

Il Punto


Il paese in cui vivo

di Massimiliano Forgione - 30/09/2010

Del luogo in cui vivo è rimasto poco da salvare. Delle innumerevoli contraddizioni e storture di cui quest’Italia si è alimentata, l’abbrutimento delle sue genti ne è un triste ritratto con il quale fare i conti.
Vivo in un paese in cui i militari servono per scortare i rifiuti, la Campania continua ad essere la fogna italica e la propaganda dell’illusionista primo ministro è quanto il popolo merita in questo interminabile imputridimento della verità. E mentre la maggioranza continua ad incantare i suoi elettori con l’illusione della tanto amata sicurezza, una madre che denunciò lo stupratore della sua bambina di otto anni muore ammazzata da sicari assoldati dai parenti del carnefice. Accadeva a Napoli il 20 settembre 2010; uno degli indagati è il fratello del pedofilo che ha subìto la condanna: candidato nelle file del Pdl nella sua Portici.
E allo stesso modo, un sindaco che si è permesso di fare il proprio lavoro senza scendere a patti con la criminalità più o meno organizzata ha subìto la condanna a morte. Il sindaco di Pollica, comune del Cilento, veniva freddato il 6 settembre 2010 per aver contrastato chi “aveva progetti affaristico-mafiosi di sfruttamento intensivo del territorio”, questo è quanto emerge dai verbali di indagine sul delitto.
Vivo in un paese dove il dissenso viene eliminato non solo fisicamente, la scuola è stata ridotta a laboratorio politico di chi con violenza vuole affermare la propria insulsa, ignorante, falsa ideologia. Non possono essere letti altrimenti i fatti di Adro, comune del bresciano, dove l’insignificante sindaco di un insignificante e remoto agglomerato di anime in pena si arroga il diritto di negare il cibo ai bambini nella mensa della scuola, figli di genitori inadempienti, questa la loro colpa, nessun autoctono naturalmente, accadeva nell’anno scolastico 2009/2010. Adro, vergogna di questo paese stolto dove lo stesso inutile amministratore ha permesso che 700 simboli del partito della Lega Nord potessero imbrattare le suppellettili del polo scolastico intitolato all’ideatore dello squallore ideologico astratto della Padania che agita i nuovi fascisti: Gianfranco Miglio.
Vivo in un paese in cui la scuola pubblica manca di insegnanti, rifiuta o mal accoglie i disabili ma finanzia corsi di sopravvivenza, tiro con l’arco e con la pistola, l’hanno chiamato “Allenati per la vita”, firmatari del progetto l’on. Ignazio La Russa e la ministra Mariastella Gelmini. La stessa ha proposto il conferimento della laurea honoris causa per la comunicazione a Umberto Bossi, troglodita segretario del partito verde che impedito nel proferimento del verbo si esprime battendo i pugni sul banco del Parlamento, i suoi seguaci a vedere questo dimenarsi si prodigano in urla e fischi.
Questo e tant’altro accade nel mio paese, minuscolo, come la sua lettera iniziale che come sempre si sveglierà tardi per pretendere ingiustamente giustizia, magari, appendendo qualcuno per i piedi e sfogare la propria immaturità su un inutile corpo, questa volta, chissà, rifatto, per vivere l’effimera illusione di rifarsi un’identità. Un’ebbrezza di partecipazione a patto che quel momento duri poco perché l’urgenza è essere governati da un ducetto qualsiasi e avere la scusa per non crescere mai.
Questo è il paese in cui vivo, dove una masnada di viscidi e ipocriti faccendieri attraverso la politica sta sistematicamente e con metodo affamando la popolazione e intanto, l'osannato banchiere della sinistra Profumo, lascia Unicredit con una liquidazione di 50 milioni di euro, 100 miliardi delle vecchie lire, 2000 anni di lavoro per un operaio medio.
Sarà anche questa una delle tante provocazioni che si aggiunge alle innumerevoli dei nuovi gerarchi verdi, atti fascisti licenziati come incitamenti al dibattito democratico e intanto il paese affonda in un’orgia di potere e squallore, di inerzia e indifferenza.
La democrazia che caratterizza il mio paese è fatta di peduncoli di ignobili insipienti azioni, infami sentenze pronunciate quotidianamente contro la tenuta democratica, gesti, parole che contornano la figura dell'ignobile. Come accettare quale provocazione il dito medio alzato che definisce il capobanda della lega, mentore di una popolazione razzista nel profondo, opportunista nell’intendimento comunitario di esistenza. Perché continuare a definire “semplice provocazione” il turpiloquio del linguaggio verde che è poi la merda che ci caratterizza e che ci rende tutti uguali in questa fogna che ci ostiniamo a chiamare società, dove le mani servono per ammazzare: l’immigrata filippina uccisa da un ragazzo ucraino, presa a pugni in faccia fino a spaccarsi le nocche; l’infermiera rumena ridotta in coma con un pugno ricevuto da un ventenne, per poi morire, nella solitudine di un'agonia nella metropolitana di Roma e nel conseguente isolamento di un anonimo universo mortuario della capitale; il tassista milanese, reo d’aver investito il cane di una donna e anch’egli ridotto in coma e con la milza perforata dalla bestialità del giovane fidanzato della donna.
E’ il disprezzo per la vita altrui, un termometro sociale che caratterizza il paese da nord a sud, la constatazione di uno stadio terminale in cui la prossima bruttura è soltanto ciò che t’aspetti senza alcuna sorpresa. E a nulla servono le brillanti analisi dei sociologi: colpa delle agenzie educative (il lessico cazzo!), e via con: “la scuola non insegna più i valori, le famiglie sono allo sfascio” e mai che si parli della classe dirigente di questo paese e quand’anche ciò venisse fatto, l’approccio è becero, disonesto, volutamente fuorviante, privo di consistenza.
Il rimpianto per una società che non c’è più non prescinde da ciò che i nostri politici, i nostri imprenditori sono, questo continuo gioco al ribasso, questa emorragia inarrestabile di dignità ha a che fare con loro, con i gesti, le parole che li caratterizzano e che diventano le radici dei comportamenti sociali della tribù italica.























 

 

Immagini articolo


 
 
 

Il Mattatoio - Giornale indipendente