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Un numero di troppo

di MA - 07/02/2011

In questi giorni ho riflettuto sulle parole apparse in un articolo della bravissima Concita De Gregorio. Nelle sue riflessioni, a seguito delle squallide vicende che coinvolgono l’ultimo Berlusconi, la direttrice de “L’Unità” si abbandona al conforto solidale di tante “persone magnifiche” che rappresentano l’Italia migliore, quella che non vuole arrendersi e che auspica il riscatto dal berlusconismo. E così fra gente comune, Claudio Magris, Dario Fo e Franca Rame spuntano anche le tante donne di destra stanche della deriva etica del sultano di Arcore. Fra loro non può mancare la brava leghista. De Gregorio scrive “Sandra R., leghista, mi ha lasciato la sua mail: teniamoci in contatto, vedrà che Bossi si sgancia perché capisce”. Ed è qui che emerge l’antica contraddizione di una sinistra arroccata su un antiberlusconismo che l’ha portata a perdere la propria identità. La brillante giornalista che in vero si è distinta tante volte per le veementi prese di posizione contro la politica della lega, cade nella pericolosissima semplificazione che ha contribuito a legittimare negli anni il partito di Bossi come forza di governo. “Sandra R.” Secondo la De Gregorio può essere di diritto etichettata come una “persona magnifica” non perché riconosce il delirio di una politica basata sull’egoismo, sull’odio e sul razzismo ma perché auspica lo sdoganamento di Berlusconi da parte di Bossi. Questo errore trova le radici in quell’infelice frase con la quale D’Alema battezzava la lega come una “costola della sinistra”, legittimando, di fatto, l’operazione che aveva portato alla caduta del governo Berlusconi con il contributo dello stesso Bossi.
In questi anni la sinistra ha radicalizzato la sua battaglia individuando come unico nemico da combattere Berlusconi, arrivando ad ignorare che il berlusconismo ed il leghismo sono uno speculare all’altro. Un’Italia senza Berlusconi sarebbe (e sarà) senza dubbio migliore, ma un’Italia moderna proiettata verso l’Europa non può prescindere dall’isolamento politico della lega. Questo continuo strizzare l’occhio al carroccio non può nemmeno essere giustificato dalla strategia del “divide et impera”, tattica che si rilevò momentaneamente vincente nel ’94 ma che, di fatto, ha portato ad un rafforzamento della coalizione di destra negli ultimi anni.
Concita De Gregorio scrive che “non sono tutti uguali, l’assassino e la vittima non possono partecipare alla pari al dibattito, esistono regole, esistono leggi”. Appunto, da una parte la destra, da una parte la sinistra. Non si può sdoganare l’antagonismo nel nome di un dialogo strumentale. Non è lecito sperare che Bossi “capisca” per potere vedere Berlusconi isolato. Ed il riscatto della dignità delle donne (era questo il tema dell’articolo) non può passare dai ripensamenti di Bossi. Mi auguro che la De Gregorio conservi il numero di cellulare di “Sandra R.” per chiederle come si sposa il celodurismo bossiano con il rispetto per le donne, cosa ne pensa di Bossi che rivolgendosi alla Boniver nel 1993 mostrando il braccio diceva "Ah, bonassa, siamo armati sì, ma di questo manico…". O di Borghezio che diceva: “Ah le katanghesi! Le katanghesi! Le nere le ho provate quando sono stato in Africa, nello Zaire. Prodotto notevole. Mica come le bruttone nigeriane che battono da noi. Quello che ho assaggiato lì era proprio un prodotto locale notevole” o Boso: “Dovremmo rimpatriare i clandestini con gli Hercules C130 dell’Aeronautica militare. Intanto perché sugli aerei di linea possono violentare le hostess e va ben che certe donne sono porcellone e ci provano gusto, però…” o sempre Bossi nel 2008 “Siam venuti giù in Emilia e ve le abbiam trombate tutte. E da come ci han votato, si vede che gli è anche piaciuto”.
Forse bisognerebbe ricordare che Bossi per difendere Berlusconi era arrivato ad affermare che le accuse rivolte al Premier in riferimento alla frequentazione di prostitute era una ritorsione della mafia.
E’ di ieri la notizia del membro laico del CSM, il leghista Brigandi, che per attaccare il magistrato Ilda Boccassini impegnata nell’affare Ruby, avrebbe fornito un dossier riservato ad una giornalista de “Il Giornale”.
Non è da questi personaggi che passa il riscatto della donna e della nostra Italia, a prescindere da Berlusconi.
Un consiglio a Concita De Gregorio: cancelli pure quel numero dalla rubrica del suo cellulare, la sinistra ne può fare sicuramente a meno. E l’Italia anche!























 

 

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