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Il ”paradiso di Bossi”

di MA - 14/02/2011

E’ arrivato l’epilogo giudiziario di una vicenda che avevamo abbondantemente trattato sei anni fa sul nostro sito. Una storia di ordinaria speculazione targata lega con l’appoggio dell’allora governatore della Carinzia, Jorg Haider, leader dell’estrema destra austriaca e amico di Bossi. L’ex parlamentare della lega ed ex presidente del consiglio regionale del Veneto è stato condannato a due anni e tre mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta nell’affare che avrebbe portato alla costruzione in Croazia di quello che era stato definito il “paradiso di Bossi”.
Riportiamo l’articolo presente sul nostro sito per ricordare nel dettaglio la vicenda.

Ceit: una storia tutta padana
Vi proponiamo una storia particolare, crediamo educativa perché vuole fare riflettere sul connubio affari e politica.
Interessante perché i protagonisti sono gli stessi che professano da anni l'appartenenza alla "razza eletta" e si ergono a paladini della moralità e censori degli altrui vizi. La storia inizia a giugno 2000. La Kemco si impegna a costruire in Istria, ad Umago-Salvore un villaggio turistico per 100 milioni di marchi. Il finanziamento è garantito dall'austriaca Hypo bank(il più grosso istituto di credito della Carinzia di Jorg Haider,il braccio finanziario del discusso governatore, che ne è socio di maggioranza).
La Kemco è controllata per il 100% dalla Ceit, una srl di Montegotto Terme (Padova). Fra i 114 azionisti ci sono alcuni nomi noti: la moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, il presidente del gruppo Lega Nord Padania alla Camera, Giancarlo Pagliarini, il segretario amministrativo della Lega Nord Eduard Ballaman, oltre al senatore Massimo Dolazza e ai deputati Diego Alborghetti, Piergiorgio Martinelli, Flavio Rodeghiero, Daniela Santandrea, Stefano Stefani, presidente del partito, Silvestro Terzi e Maurizio Balocchi, tesoriere del partito.Stefani e Balocchi che figurano anche nel consiglio di amministrazione. Proprio il tesoriere della Lega è la mente dell'affare, insieme al presidente del consiglio regionale del Veneto Enrico Cavaliere, leghista e a sua volta azionista della Ceit. Nella lista dei soci compare, per esempio, il nome di Graziano Bonardelli, ma anche quello del sindaco di Acqui Bernardino Bosio, del consigliere della Regione Piemonte Oreste Rossi e di Romano Lazzari, segretario provinciale della Lega di Chiavari. Erano della partita pure i deputati Domenico Comino e Mario Barral che però, dopo aver lasciato la Lega per fondare l' Ape (Autonomisti per l' Europa), sono usciti anche dall' affare.
Alla scadenza le banche chiedono la restituzione dei prestiti e i nostri imprenditori non trovano altra soluzione che chiedere un altro finanziamento alla stessa banca per restituire con un consistente ritardo il primo prestito.
L’avvocato della banca in Croazia, Goran Veljovic, dichiara al Corriere della sera: «A un certo punto ci siamo accorti che i nuovi mutui che ci venivano chiesti servivano soltanto a pagare i vecchi».
Risultato: per i leghisti nessuna perdita di soldi (pochi quelli investiti nelle quote della società) ma si registra l'allontanamento di un alleato politico che i media vicini al carroccio avevano incensato per anni.
Infatti Hider, intervistato dal quotidiano croato Vecernjj List, ha bollato con disprezzo e sarcasmo l'investimento leghista in Croazia.
Lo ha giudicato una classica patacca e ha dileggiato Bossi come il capo di una banda di imbroglioni all'assalto delle spiagge croate.
Praticamente ha dato del "terrone" al capo dei padani "mitteleuropei".
La banca di Haider esercita il suo diritto di rivalsa confiscando le proprietà dello Skipper Residence, ormai quasi completato. A gennaio 2001 la Corte Superiore di Zagabria dà via libera alla vendita all'asta del «paradiso di Bossi», che di fatto viene «sequestrato». L'asta, i cui termini dovrebbero essere disposti tra breve, era motivata dal fatto che la banca di Kalgenfurt, avvalendosi di una clausola contrattuale cosiddetta d'«inaffidabilità e non gradimento del debitore», aveva considerato morosa la Ceit per il fatto che questa aveva pagato con ritardo alcune rate del mutuo.
Ad aprile 2003 La Ceit fallisce e la lega nord fa pressione sul ministro degli Esteri, Franco Frattini, perché la Farnesina si attivi per aprire un canale di conciliazione tra i politici croati, i banchieri austriaci e gli investitori italiani della Ceit. L’attenzione è concentrata sul primo lotto di 180 appartamenti già realizzati, sul quale la Hypo Alpe Adria Bank, la banca che ha finanziato la Ceit, si è rivalsa dopo l’inchiesta sulle presunte tangenti e dopo la revoca dei crediti per «inaffidabilità e non gradimento del debitore».
All'inizio del 2004 Il fallimento di Ceit, l’immobiliare targata Lega, è già stato benedetto da una sentenza del tribunale di Padova il 25 marzo scorso. Il curatore di quel crac, il ragioniere commercialista Flavio Tullio, vuole capire dove siano andati a finire i soldi, 10 miliardi di vecchie lire.
A maggio del 2004 la Procura di Padova apre formalmente un’inchiesta sul crac della società Ceit, sulla base della relazione depositata dal curatore fallimentare Flavio Tullio il magistrato, in attesa delle valutazioni su ipotetici reati societari, ha individuato l’ipotesi della truffa e nei panni dell’indagato c’è l’amministratore della Ceit, il prof. Sebastiano Cacciaguerra, docente all’Università di Udine. A innescare l’inchiesta è stata la denuncia di tredici imprenditori padovani e veneziani, un tempo vicini alla Lega Nord.
A luglio 2004 il Pubblico Ministero Paolo Luca invia dieci avvisi di garanzia a esponenti della "Ceit srl", l'indagine riguarda la sparizione dalle casse dell'azienda di oltre due miliardi delle vecchie lire.
Ricevono l'informazione di garanzia alcuni esponenti di spicco del Carroccio, tra loro il sottosegretario agli Interni Maurizio Balocchi, il presidente del Consiglio regionale del Veneto Enrico Cavaliere e l'Onorevole Stefano Stefani; l'ipotesi di reato è bancarotta fraudolenta per distrazione e falso. Gli inquirenti stanno indagando sui bilanci della società con un occhio particolare alla sparizione di fondi durante i lavori che l'azienda svolse in Croazia.























 

 

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