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I santi e gli ignoranti

di MA - 22/02/2011

I leghisti in questi giorni soffrono di una psicosi parossistica da convulsione antiunitaria. E così assistiamo a Calderoli che auspica per vendetta l’abolizione della festività del primo maggio. Il dentista in camicia verde e braghe corte nel suo genere è un geniale esegeta del simbolismo. Quando battezza come una porcata la sua legge elettorale di fatto ne ribadisce con forza la paternità, quando chiede il ripudio di una festività che esalta le masse lavoratrici di fatto sottolinea il distacco fra il concetto di “lavoro” ed i politici della lega. Poi c’è Borghezio che il giorno 17 marzo festa dell’Unità d’Italia sarà vestito a lutto. Niente di male, tutti sappiamo che il nero snellisce e rende maggiormente l’idea della vera anima di certi leghisti.
Ma il culmine dell’isteria l’ha raggiunto il consigliere regionale del Veneto, il leghista Roberto Ciambetti che con grande enfasi è arrivato a dichiarare che il 17 marzo festeggerà San Patrizio protettore dell’Irlanda. Il politico leghista dichiara con orgoglio che il 17 marzo con una pinta di birra irlandese penserà a quelli che si sono battuti per l’autonomia e la libertà.
A parte la solita e prevedibile caduta alcolica, a cui i leghisti ormai ci hanno abituato da anni, Ciambetti cade nel solito errore di lettura storica tipico di menti poco aperte alla cultura.
Il modello a cui il leghista si riferisce non può essere sicuramente preso come esempio di garanzia di autonomia e rispetto dell’identità locale secondo i criteri tipici della cultura leghista.
San Patrizio era nativo della Britannia cristiana, quindi in una provincia già romanizzata. Fu inviato in Irlanda come missionario per convertirla e civilizzarla. Visse per anni in Irlanda fra quelli che riteneva “stranieri e barbari” e lo fece esclusivamente per cristianizzare ed in definitiva “romanizzare” un’area caratterizzata da una forte presenza di pagani e celti. Fu avversato e combattuto dai druidi.
Insomma, San Patrizio è stato in definitiva un nemico dei celti e lo stesso cattolicesimo irlandese frutto di contaminazioni con il paganesimo celtico è la rappresentazione di una visione interculturale tanto avversa ai leghisti.
Così, dopo l’esaltazione del “Và pensiero” risorgimentale come inno della negazione dell’Unità, dopo avere inventato improbabili quanto fantasiose discendenze con i popoli celtici, i leghisti cascano nuovamente sulla storia, nel patetico tentativo di legittimare una terra che non c’è.
Un proverbio dice “Scherza coi fanti e lascia stare i santi!”. Ai leghisti consiglio per il 17 marzo di rinchiudersi nei pub irlandesi a trangugiare pinte di birra per dimenticare i loro incubi. Noi sventoleremo i nostri tricolori.























 

 

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