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L’unione di scopo e il vuoto

di Massimiliano Forgione - 08/03/2013

E così, dopo tanto dire e inutile parlare, è una salutare e sublimale conseguenza quella di ritrovarsi in un vuoto perfetto. Godiamone, non capiterà probabilmente più.
Senza Papi, senza Presidenti, eppure non sembra che le cose vadano male.
Quindi cos’è quest’alleanza di scopo che a tutti i costi si vuole imporre a coloro che nel sistema sono entrati per scardinarlo e rigenerarlo?
Forse, non è altro che questa vecchia abitudine italiana di unirsi per ottenere qualcosa, come un lui e una lei che si accompagnano, prima o poi grugnendo, per solitudine, per figli, per soldi, per interessi, perché così si fa. Una speculazione reciproca per coprire un preoccupante vuoto e destinata a fallire perché la falsità del patto che l’ha generata chiede vendetta.
Senza l’amore per se stessi fatto del senso di appartenenza ad una collettività nessun patto potrai mai essere possibile per un reale cambiamento. E’ quanto si cerca di affermare in questi giorni e specularci ruffianamente su è l’esercizio ignobile che spiana il sentiero alla speculazione economica.
La democrazia è un concetto deformato e snaturato in presenza di gente e non di persone. In questa assenza di appartenenza che tarda a farci assurgere a genti, il soggetto della proposizione precedente è svilito a presunzione utilitaristica dai risvolti nefasti.
Ora, il contrario di democrazia non è soltanto dittatura; un tempo, correva il ‘700, vi erano i sovrani illuminati. Detesto l’idea d’importazione americana del leader ma ritengo che uno, più uomini di cultura illuminati possano indicare percorsi possibili, farci lavorare sul nostro ridimensionamento collettivo e individuale ed aiutarci ad essere individui non inquinanti.
Quanto opportuno sarebbe un giurista o un costituzionalista quale prossimo Presidente della Repubblica e quanto nefasta sarebbe l’ipotesi del fuoriuscito Goldman Sachs Romani Prodi che, al pari di Mario Monti, non farebbe altro che garantire l’esigibilità dei debiti coatti contratti dall’Italia nei confronti dei grandi gruppi bancari e finanziari europei.
Quanta necessità improrogabile vi è di ristabilire la legalità in questo Paese. Quanto successo al Tribunale di Milano con l’occupazione della casa delle libertà provvisorie è inaccettabile. Qualsiasi altro cittadino avesse tentato una cosa del genere da solo o in gruppo sarebbe stato manganellato, caricato e perseguitato. Questi ceffi violano la legge e ricevono anche l’impaurito plauso del Presidente della Repubblica e della cosiddetta opposizione. Che vergogna vivere in un Paese dove le istituzioni non garantiscono più il rispetto elementare delle leggi e non fa di tutti i cittadini uguali soggetti di fronte alla legge. C’è bisogno di rinsavire, di liberarsi di questi golpisti, tutti, che abusivamente occupano il Parlamento. C’è bisogno di fermezza e di non cedere alle lusinghe delle sirene che ci hanno fatto tornare al periodo preomerico.
L'analfabetismo delle schede bianche conferma quanto questi golpisti, PD, PDL e montiani si ritrovino all'ultima trincea, compatti nel tentativo di arginare la piena che avanza. Certo, l'ultima trincea a difesa del loro sistema corrotto.
Adesso, il M5S che si spacca e tradisce un tentativo di reinvenzione ci dice quanto sia arduo staccarsi completamente da quello che si è: comunque italiani. Ho l'impressione che in questo paese si nasca conservatori e, prima o poi, entriamo tutti a far parte della schiera di quelle vecchiette che scopano sui bordi dei marciapiedi, credendo di fare cosa utile, come se si vivesse in una continua emergenza pulizia.
Oppure, come i proprietari di auto che diventano d'epoca, continuamente lavate e accarezzate da mani che esprimono la cura di un cuore che palpita per la conservazione. Analogie di matrimoni eterni in cui insensibilmente si attraversa tutta una vita con l'unico cruccio di tener ben anestetizzata la propria anima.
Intanto, Al capone ha fatto il suo ingresso in Parlamento, stavolta mostrandosi per quello che è veramente. Del resto, i suoi sottoposti sono andati in prigione: Di Gregorio, Cosentino; lui frequenta un'altra gabbia, insofferente della stessa mancanza di libertà.























 

 

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