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I nuovi buoni

di Massimiliano Forgione - 08/10/2013

Eccoli, sono i celebri nuovi buoni: Lele Mora, Berlusconi, Previti, Cuffaro… e via al codazzo di potenziali redenti famosi. Come non pensare a un reality, a un’ammucchiata stile grande fratello di questi catorci umani. Perché non metterci anche la Santanché e qualche altra decadente attempata ad evitare la monotonia dei giorni di questa agape degli ultimi cavalieri dei servizi sociali.
Che ridere questo paese, più di vent’anni di patetiche messinscene sulla retorica della giustizia, per poi raccontarci che erano delle malefatte da birichini quelle perpretate dall’allegra accolita degli ultimi predatori morali.
Saranno in molti a seguire le orme dei loro capocomici, penso a Bertolaso, Verdini, ma qualche nome anche a sinistra (come non ridere quando si scrive questa parola): Letta? E’ indagato da dieci mesi e i fatti sono gravi, altrimenti, perché tanto affanno da parte di Napolitano nell’invocare un nuovo indulto? Non appare evidente che questo sia una parte significante di un discorso più ampio e, per questi buoni parvenus, più significativo? Non è che forse ci vogliono subdolamente persuadere all'idea che la loro impunità sia un diritto da sancire in Costituzione?
La legge è la conseguenza della perdita di buon senso e questa smania di cambiare le regole del gioco, di sovvertire i codici, introducendone di stravaganti, è la parodia del buon senso.
Non ci sono più risposte da cercare perché non ci sono più domande da fare. Il mondo è diventato semplice. E’ questo il grande guaio. E più che alimentare la retorica dei cervelli in fuga, considerando che l’estero c’è sempre stato e l’italiano l’ha sempre frequentato, potrebbe far rinsavire la considerazione per la vera fuga dei cervelli in patria, di tutte quelle intelligenze libere che, per poter continuare a dire ciò che realmente pensano, devono farlo nelle forme delle convenzioni sociali per non sconvolgere troppo il cervello ormai disabilitato dei benpensanti.
Ma si sa, la moda è un cancro che attecchisce lentamente e che mostra le sue piaghe quando il malato è terminale.
Allora, più che far parte della schiera dei neuroni fuggenti, sul palcoscenico italiano, viene l’ispirazione di fare parte di una ‘razza in estinzione’, forse, unica, vera, salvezza.























 

 

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