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Burocrati e curatori nel grande equivoco

di Massimiliano Forgione - 02/03/2014

L’uomo è giunto alla burocratizzazione di tutto, persino dei sentimenti. Essi vengono vissuti nel modo in cui è prescritto. Siamo di fronte ad una, interpretando Hannah Arendt, banalizzazione dell’amore la cui ricorrenza potrebbe essere il 14 febbraio, inutile giorno della memoria di un qualcosa che non c’è più, neanche nel ricordo.
La banalità dell’amore, appunto, perché le battaglie vere non le fa più nessuno.
C’è un grosso equivoco che circola nelle coscienze, quello di vivere lo squallore quotidiano non per quello che realmente è ma per come si vorrebbe che fosse. Una trasmutazione utile a distogliersi dall’assuefazione all’impotenza e dall’impossibilità di mutare le condizioni.
Penso sempre all’esigenza che è alla base di questo sito: la ricerca della nudità, delle cose reali, le sole che possano strutturare le persone per il cambiamento. L’illusione non serve. E’ diventata la personale operazione gattopardiana.
L’attuale governo di curatori fallimentari è quanto è possibile in una società ormai priva di qualsiasi tipo di narrazione, al suo massimo apice di sgretolamento. Ce lo conferma la scuola che ha subito l’aziendalizzazione mafiosizzata della sua gestione, un movimento contorsionistico tipico italiano, calato dall’esterno e che si concilia perfettamente con la natura dei ‘sempre pronti’ ad inglobarla.
Questo mondo sta morendo di ogni forma di bruttezza mentre si recita il requiem della grande bellezza.
I burocrati compongono le file di eserciti numerosissimi e stanchi; i non allineati sono cellule terroristiche, masnadieri che agiscono in continua controtendenza e, come dice Ulrich, il personaggio de L’uomo senza qualità di Musil, in un dialogo con la sorella Agathe:
‘Viviamo in un tempo in cui la morale è in crisi o in dissoluzione. Ma dobbiamo mantenerci puri, in vista di un mondo che può ancora venire!’
‘Credi che questo influisca sul suo avvento o non avvento?’ – interrogò Agathe.
‘No, non lo credo purtroppo. Tutt’al più credo questo: se gli uomini che vedono e intendono non agiscono rettamente, quel mondo non verrà certo e la decadenza non si potrà arginare!'
‘Che cosa t’importa se fra cinquecento anni le cose saran cambiate o no?'
Ulrich esitò. ‘Io faccio il mio dovere, capisci? Come un soldato, direi.’























 

 

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