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La resistenza e il gioco della memoria

di Massimiliano Forgione - 03/02/2016

Siete contenti adesso che i tanti non riescono più o non hanno mai appreso a differenziare la comicità dalla volgarità, la frivolezza dall’inutilità, che non hanno un senso del bello se non quello di un selfie e di una preoccupazione ad affannarsi a produrre azioni per poterle mettere su facebook? Mi rivolgo ai tanti adulti che si prodigano in vari affaccendamenti con la sola idea di scattare istantanee da postare sulle reti sociali, dimostrando di esistere, in questa paura di non essere nessuno. A tutte quelle figure che quotidianamente pregiudicano il buon funzionamento dei neuroni specchio di questa società riproducendo la moda più suadente e più annichilente.
Resistere oggi può voler dire non voler far parte di un retrogusto idiota di pensare se stessi e considerare gli altri nella sola misura di ciò che è la propria convinzione.
La foto continuamente aggiornata su facebook esprime l’irrequietezza di voler esserci a tutti i costi, ma a quale costo! Sociale!
La presenza è diventata vuoto presenzialismo, tutto passa, anche le frasi più idiote e fatte, senza che ci si soffermi un attimo a riflettere sull’economia del funzionamento inceppato del proprio cervello.
Di fronte all’incapacità di un possibile spettatore a saper apprezzare la grande arte di un film quale Una giornata particolare, c’è tutto il lavorio occulto di chi va a vedere Checco Zalone per ‘mettere due risate’, ‘per passare due ore senza pensare’.
E’ l’orrore che si concretizza, il peggior incubo che diventa realtà e può arrivare dai più insospettabili, non c’è estetica che lo possa annunciare.
La resistenza è tutta in questo gioco della memoria. Fanculo i resistenti: Revelli, Stern, Levi, Troisi, Daniele; quando la comicità è quella triste di Zalone, la musica quella proiezione sentimentale di Adèle, la tragedia è quella celebrativa del vuoto scolastico, ebbene, la memoria non è più un modo di esistere ma solo un gioco da condividere sulle reti sociali nella speranza di esistere dai cinquanta ‘mi piace’ in su.
Ma allora perché io, nonostante questo affanno, non vedo la contentezza sui vostri volti, abituati a ridere per moda e a salutare con un lungo strascicato ciao che diventa cià cià cià cià cià?
Forse è tempo di sbudellarsi e iniziare a mettere tutto di fuori, si riderà di meno ma ognuno lo farà a modo suo e nel modo più vero.























 

 

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