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L’arte assistita

di Massimiliano Forgione - 04/04/2016

Assistiamo l’arte, perché è moribonda, lo dicono i teatri, pieni, ma di gente che tossisce; i cinema, pieni, per le pellicole dei ‘nuovi’ comici e, se pur vuote per quelle che rimangono due giorni, con dentro l’immancabile spettatore venuto per mangiare, ciaccolare e scartare caramelle, mica per vedere il film.
L’arte, oggi, è un enorme contenitore vuoto dove ci si può mettere di tutto, tutti i luoghi comuni, questa sì è la grande arte.
Una bulimica forma di intrattenimento e di fraintendimento, come i libri che leggiamo nelle ‘lezioni di compagnia’ ai nostri ragazzi: tutto è pettegolezzo, la trama da ricostruire non dista molto dall’ultima strillata in televisione in chissà quale truce programma.
L’arte è proprio quell’ammalato grave che per pudore non vuole farsi assistere, vuole morire in pace, senza l’assistenzialismo infastidente di una cura di cui ha bisogno solo l’uomo di tutti i sentimenti della moda, lo stesso che ha inventato una versione più accomodante dell’arte, quella per cui si mangia nei cinema e si tossisce a teatro.
Lo stesso uomo che ha inventato il politico moderno, un deejay vuoto che sputa cazzate, che alzano il gradimento, unica ragione per farsi piacere.
Lo stesso uomo che sui 'social' ti pianta una polemica costruita sul niente, priva di argomentazioni, per poi scoprire che la sola finalità è raccogliere amicizie muliebri. Il ‘social’ usato per cuccare è la più grande stronzata moderna.
Il commento dello spettatore, a seguito dello spettacolo, è come il profilo ‘social’ che rivela ciò che realmente si è, i veri sentimenti affidati alla virtualità, alla verbosità da tastiera.
Di tutta questa merda sono disseminate le strade e il puzzo rimane dentro, uno strano fetore che annulla la speranza nel prossimo.
Ecco perché pubblicare la lunga intervista a Fausto Russo Alesi e al lavoro che ha fatto con il Natale in casa Cupiello del grande Eduardo. L’esempio di un uomo che sceglie come plasmare se stesso per dire qualcosa attraverso l'arte 'essenziale' è, oggigiorno, cosa di non poco conto di cui è, urgente, dare contezza.























 

 

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