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La bigenitorialità

di Massimiliano Forgione - 23/08/2018

Così questo governo, dovesse sopravvivere a se stesso, si avvia all'approvazione del disegno di legge sulla bigenitorialità. Un atto importante che conferirebbe ad una materia scottante il buon senso delle cose scontate.
Allo stato attuale, in materia di separazioni con o senza il vincolo del matrimonio, i giudici di tutta Italia, tranne quelli di Salerno, allocano i figli prevalentemente presso la madre con l'applicazione del ciclostilato che recita: con il padre il martedì e il giovedì dalle ..... alle..... e un fine settimana su due.
Facile aprire le caselle della burocrazia ed applicare quanto previsto senza entrare nel merito delle questioni e, cosa ancor più grave, andando in barba alla legge, nello specifico la 54 del 2006, nota come: Legge sull’affidamento condiviso che sancisce “la bigenitorialità”, principio fondamentale per la tutela dei minori. In seguito a tale Legge, il 28 dicembre 2013 viene emanato il D.L.gs. 154, noto come decreto sulla filiazione, che sancisce ulteriormente il principio del rapporto continuativo e significativo del figlio con entrambi i genitori.
Disapplicata perchè in contrasto con un modello collaudato, precedente la legge del 2006, dove si equiparavano i diritti dei figli nati in regimi di convivenze a quelli nati nei matrimoni, che meglio soddisfa la ''supposta'' parte ''lesa'' (la donna) e semplifica gli iter giudiziari. Così che: Il “falso condiviso” spinge a favorire un genitore “prevalente” a discapito dell'altro che va ad assumere un ruolo marginale, quasi sempre assunto dal padre.
Insomma, la conseguenza di un fatto culturale che, negli anni è andata a compensare la vituperata condizione della figura femminile che, in un Paese cattolico come il nostro, dove la legge sul delitto d'onore è stata abrogata solo nel 1981, ha sempre subito la protervia dell'uomo.
Ma in questo schema collaudato e stantio non si è mai tenuto conto dei bisogni dei minori, privati del sacrosanto diritto di vivere in maniera paritetica entrambe le figure genitoriali, in cambio di un riconoscimento economico, l'assegno di mantenimento, in capo al figlio ma gestito dalla donna che, diventa ulteriore risarcimento economico per questa in caso di divorzio.
Una colpa morale sociale a cui i giudici è spettato il compito semplificatore e riparatore di un legislatore latitante.
Con la legge sulla bigenitorialità verrebbe spazzata via l'idiozia del genitore prevalente e stabilita la pari dignità di tutti i soggetti implicati nelle separazioni con figli, affermando il principio del mantenimento diretto.
E verrebbero spazzati via tutti quei sedicenti avvocati che di questo vivono, spedendo ciclostilati a tamburo battente, dove vengono cambiati solo i nomi delle persone coinvolte e dove i refusi abbondano, facendosi portatori di grammatiche esiziali.
Ai giudici, la semplificazione di continuare a non entrare nel merito delle questioni e di aprire il casellario dell'apparato burocratico e applicare una sacrosanta giusta legge.























 

 

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