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PAS (Sindrome Alienazione Parentale)

di Massimiliano Forgione - 14/04/2019

I casi di separazione non portano mai buone notizie per i figli, usati come arma per le rivendicazioni più meschine, sono coloro che dovranno farsi carico della conflittualità tra i genitori.
Per esperienza, mi sento di affermare, con buona sicurezza, che a creare il più grande dispiacere in un figlio non è non vedere più insieme i propri genitori, ma vederli confliggere. Colpevolizza e porta su di sé la causa di un continuo duellare che ha a che vedere soltanto con le due figure adulte che, il più delle volte, tornano alla primordialità più preoccupante.
Per esperienza, so che gli avvocati, il più delle volte, non aiutano e, al contrario, alimentano questa belligeranza e i giudici, per semplificare, si attengono alla applicazione di dispositivi collaudati che difficilmente entrano nella specificità delle situazioni, creando alienazione (del minore) e allontanamento (del padre).
Il Tribunale di Brescia sorprendentemente rompe lo schema dell'affidamento condiviso con allocazione prevalente del figlio presso la madre e, rispetto alla richiesta di affido esclusivo avanzato dalla ex coniuge impegnata per sei anni a comprovare la violenza della figura paterna nei confronti della figlia, accerta la inadeguatezza della figura genitoriale femminile.
Padre riabilitato, madre accusata di aver ostacolato il rapporto tra questi e la bambina, affido esclusivo all'uomo e relativizzazione dei tempi concessi alla donna che potrà vedere la figlia solo in presenza di un assistente educatore.
Si chiama Sindrome da Alienazione Parentale, riconosciuta dal Tribunale di Brescia con sentenza n. 815/2019 pubblicata il 22/03/2019.
Leggere la sentenza (messa a disposizione dal Presidente dell'Associazione Minori in Primo Piano di Bergamo che della questione s'è accupata) mette i brividi per quei soliti tentativi attraverso i quali gli avvocati imboccano certe donne a ricorrere a scorrettezze immorali per abbattere l'uomo che viene accusato delle bassezze più immonde dalle quali discolparsi richiede tempi lunghi, lucidità ed energie fisiche e mentali non indifferenti, oltre che sforzi economici evitabili.
Ma così è, la rivalsa di un fallimento deve trovare la sua vittima e il carnefice si arma come può, la sua bomba atomica è il figlio, il suo esercito avvocati e giudici semplificatori.
Per questo il ddl Pillon è un buon inizio per porre fine a questa mattanza e iniziare la discussione dal minore, annientando la conflittualità dei genitori. Perché quanto successo a Brescia, allo stato attuale, costituisce ancora un'eccezione: i Tribunali, di solito, massimalizzano e non entrano nel merito delle questioni.
Abbattere i tempi della giustizia in materia, il più delle volte significa semplificare, lasciando insoddisfatta una parte e rafforzando insensatamente l'altra. La ricerca dell'equilibrio è materia democratica fatta di buona volontà e perizia e, se non viene fatta nei tribunali, necessita di essere affermata per decreto.























 

 

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