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Ciclicità


La sfida siciliana - Autori: Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

di Massimiliano Forgione - 11/01/2008

Che ci sia bisogno di fare luce sulle stragi di Capaci e di via D’Amelio a quattordici anni da quei tragici giorni è quantomeno sintomatico di come in questi anni, nonostante le indignazioni generiche dei politici, nell’immediato, per poi dimenticarsene, e di quella che viene definita “società civile”, su una linea di evoluzione più continuativa e che vorrebbe in tutti i modi che qualcosa realmente cambiasse, la situazione reale è ancora stagnante, fatta di corruzioni, di clientelismi, di trasformismi che in Sicilia vivono la mala stagione di sempre attraverso un uomo, voce della vecchia DC, Antonio Cuffaro, attuale garanzia politica del malaffare.
Per le prossime regionali Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso, può realmente dare voce e speranza ad una Sicilia che da anni anela ad una trasformazione che nel lungo periodo possa liberare per sempre questa bellissima terra dal cancro dell’illegalità. Una piaga, quella della malavita siciliana che, come ricorda Vincenzo Consolo nella prefazione del libro pubblicato da Editori Riuniti : “Ha cominciato la sua storia politica dal secondo dopoguerra in poi con la violenza, con il sangue, con tutta una sequela di morti che da Porta della Ginestra arriva fino al 1992 e oltre”.
Rita Borsellino ha più volte affermato che il suo è un coinvolgimento totale; in questi mesi ha raccolto notevoli consensi, di tutti coloro che vogliono opporre una “cultura radicalmente opposta alla politica di Cuffaro”, come afferma Leoluca Orlando. Ma non possiamo non documentare che il suo Vangelo laico è quanto questa splendida donna ha testimoniato nei tredici anni dalle vergognose stragi; la “buona novella laica”, frammenti di “resistenza” civile.
Nodi che tornano al pettine, relazioni ignominiose che molti tendono ancora a non voler riconoscere, sì, perché gli ultimi scandali politico-economici hanno radici profonde e speculano sulla banalità della “zona rimozione”, di tutti coloro che si ostinano a non vedere, a non prendere coscienza, a lasciarsi persuadere dalla necessità di credere che ci possano essere poteri buoni.
Leggere questo libro è un atto contro l’oblio, un tentativo forte di abbattere l’inutilità e l’orrore della memoria breve e di tutte le nefaste conseguenze che da essa ne derivano.
Maggio 2006























 

 

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