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Ciclicità


Franchi tiratori, quanti, ma quali?

di Massimiliano Forgione - 11/01/2008

Siamo franchi, smettiamola di prenderci in giro, di non avere il coraggio di dichiararci, di nasconderci continuamente ed esercitare il dissenso in maniera anonima, indefinita, impersonale, vigliacca!
E’ avvenuto alle ultime elezioni politiche, lo ricorderete ancora: ore 15.00, gli exit poll danno il centrosinistra possibile vittorioso con uno scarto di 4/5 punti percentuali poi, per i più coinvolti è un tirar avanti fino alle quattro di mattina del giorno seguente per sapere CHI SIAMO!!
Il male è sempre lo stesso: la incapacità di sapersi esprimere chiaramente, di riuscire ad affermare la propria identità per cui, voto lì, ma non lo dichiaro. Una volta si diceva: il voto è segreto! Ho la sensazione che negli anni il costume sia un po’ cambiato per cui si sia passati dalla segretezza alla totale mancanza di definizione, una indecenza taciuta attraverso la quale assolversi, un gioco trasformistico del: sono taluno ma appaio talaltro.
Ieri, per ben due volte sono sfilati i nostri rappresentanti nelle urne di Camera e Senato esattamente come meno di un mese fa siamo sfilati noi nelle nostre; qualcuno all’uscita è inciampato (Bertinotti), qualcun altro ha desiderato uscirne ancora prima di esercitare la propria facoltà (Prodi!, Prodi!, Prodi!), senza nulla di fatto, con il risultato di due fumate nere, alla Camera e al Senato.
Dico che sono taluno ma nel segreto della mia espressione, in realtà, sono talaltro! Il trasformismo allo stato non dichiarato, l’espressione inespressa, l’indecenza della indefinitezza.
L’unico sobbalzo di piacere l’ho avuto quando ho appreso che comunque quei signori, nostri cloni, avrebbero comunque rivotato la seconda tornata; che almeno siano costretti alle ore piccole i nostri stipendiati (unico dispiacere per Rita Levi Montalcini).
Così, nel gioco di Franco e non Francesco, il taluno all’anagrafe e talaltro nella vita reale, il Senato ha rispecchiato questa brutta Italia, questo posto sempre più invivibile, sempre più squallido, in cui non sappiamo più con chi realmente abbiamo a che fare, chi è il nemico, che faccia ha.
Continuiamo a non voler sapere chi siamo realmente e a giocare con la nostra identità messa a dura prova da un pressappochismo fatto di falso, inutile, protagonismo.
28 Aprile 2006























 

 

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