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Ciclicità


La politica, un’idea che può esistere ancora

di Massimiliano Forgione - 14/01/2008

Se solo potessi capire quanta consapevolezza c’è nelle affermazioni che giornalmente ascolto in tv, o alla radio, o che leggo sui giornali. Se solo riuscissi ad individuare la presenza di un qualche barlume di vero e appassionato coinvolgimento nelle dichiarazioni ciclostilate di quanti sono preposti alla gestione della cosa pubblica, allora, forse, potrei anche realmente credere che io, in quanto persona, debba concretamente e con tutta la mia forza riuscire a sentirmi parte di questo grande destino collettivo.
Ma forse, questo scoramento generale, questo assoluto distacco da tutto ciò che quotidianamente accade e che ci fa sentire inesorabilmente parti inutili di un sistema più grande, incomprensibile, inaccessibile; questo graduale e regolare isolamento che tutti viviamo come un volgare e ineluttabile destino, è solo la conseguenza di una assoluta mancanza di credibilità dei nostri politici che con i loro individualistici tornaconto, continuamente condizionano ogni nostro atto quotidiano.
Non che bisogna demandare le singole responsabilità, ma tra la fatica di ogni giorno di dover sopravvivere e l’essere obbligati a subire tutta la violenza verbale, gestuale e fattuale di questi beceri governanti, c’è anche un senso di sgomento a doversi rendere conto che ormai, l’arroganza non ha neppure il ritegno di tenersi nascosta. Etico, ormai, viene gridato a gran voce, è chi insegna la furbizia, non l’onestà, è il soddisfacimento di tutto ciò che attiene alla sfera personale, non quella di tutti. Il prossimo, in questo panorama squallido, rimane soltanto qualcuno da sopraffare, il suo punto di vista, qualcosa da mortificare.
Ecco perché non sopporto le loro facce spudorate e invadenti che inquinano le nostre città. I cartelloni enormi con frasi slogan che vogliono prendersi gioco di me, della mia sensibilità, della mia esigenza di sentire e vivere qualcosa di vero. Quella semplicità arrogante non è la mia! Non sopporto l’imbecillità di questi politicanti che un giorno dichiarano qualcosa e il giorno dopo sono pronti a smentirla e ritrattarla, questa assoluta mancanza di coerenza, con l’interesse di salvaguardare solo e sempre il sistema creato.
Bisognerebbe avere la possibilità dell’alternativa, la capacità di pensare e agire in maniera assolutamente incontrovertibile; sforzarsi di credere che riappropriarci della politica non sia un qualcosa di ormai irrealizzabile. Ricominciare a dare forza e slancio alla possibilità concreta di ritrovare un’utopia; ricominciare a pensare che un’ideologia sia ancora qualcosa per cui valga veramente la pena di impegnarsi moralmente.
In vista delle prossime regionali, voglio dar credito a chi parla questo linguaggio, perché la politica ha bisogno di occhi buoni e voce sincera, la compartecipazione nella cosa pubblica esige una comunicazione appassionata e assolutamente disinteressata, se non nella difesa dell’ideologia stessa. Quando sento parlare Vendola, sento ancora vivo l’amore per il destino collettivo. Quando sento parlare Bertinotti, sento ancora viva la coerenza di un pensiero che non si vende al miglior offerente. Una posizione estrema, certo, ma la verità non passa dai compromessi, dagli accordi fatti per sopravvivere, tanto c’è sempre qualcuno che espierà le colpe di scelte scellerate. La verità esige rigore, fermezza e etica morale. E allora, se è tornato il tempo di fare scelte forti, ammesso che questo sia mai passato, bisogna trovare il coraggio di farle e che sia:
pace senza guerra;
dignità lavorativa per tutti;
reali pari opportunità per tutti;
giustizia uguale per tutti;
diritto ad una casa per tutti;
diritto di progettare la propria vita per tutti;
diritto alla felicità, vera, per tutti.
A proposito della felicità, sono ancora convinto che questa non prescinda dalla consapevolezza, dal grado di conoscenza a cui ognuno di noi ha il diritto di accedere e alla fine, di possedere. Quanta tristezza nel sentire giornalmente l’offuscante brusio della sintassi sgrammaticata dei politicanti che più ricorrono alla loro brutta faccia, forse proprio perché non hanno delle belle idee.























 

 

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