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Ciclicità


Ronald McIntyre, musicista newyorkese

di Massimiliano Forgione - 16/01/2008

Ronald McIntyre è un musicista newyorkese, ha trascorso parte della scorsa estate nella campagna di Cisternino per portare a termine un progetto culturale tra il proprio paese e il nostro. Lo abbiamo incontrato per fargli alcune domande e capire le ragioni di un tale impegno; ciò che emerge è una visione dell’arte globale e costruttrice di sensi condivisibili.

Ciao Ronald, ci puoi raccontare le ragioni del tuo viaggio in Italia?
E’ la terza volta che vengo in Italia e nel tempo è maturata la volontà di dar vita ad un progetto musicale che possa rappresentare uno scambio esperenziale di estrazioni musicali diverse tra New York e il vostro Paese. Negli ultimi otto anni ho lavorato con artisti italiani residenti a New York e artisti newyorkesi e da questo connubio è nato il progetto Orlando in Love che abbiamo prodotto con la città di NY in Central Park.
Cosa hai curato di questo progetto?
Nello specifico mi sono occupato degli arrangiamenti e della produzione. Compongo da oltre vent’anni e ho suonato con grandi artisti, occuparmi di questo progetto significa per me, comunicare una possibilità di fratellanza tra diverse culture, una condivisione di buoni sentimenti; così, sento di dare il mio contributo all’attuale necessità di pace, di remissione.
Ci racconti i passaggi di questi incontri?
Conoscevo già questa parte d’Italia, la Valle d’Itria, sin dalla prima volta sono rimasto affascinato dalle bellezze di questa terra, non ti nascondo che nutro un desiderio appassionato di poter trascorrere la mia vita tra NY e qui; così, avevo bisogno di un pianista e mi hanno consigliato Govinda, con Melanie, la cantante, Ananda alla batteria e Piero al basso abbiamo completato il gruppo; a proposito, io suono il sassofono e in alcune composizioni canto.
Govinda lo scorso inverno venne a NY, lavorammo intensamente, registrammo il promo che rappresenta una prima versione di quello che sarà il prodotto nella sua versione definitiva; qui in Italia, in questa minitournée stiamo verificando i risultati del nostro lavoro.
Come sono i riscontri del pubblico?
Molto positivi, c’è questo da dire, avete una capacità di immedesimazione in ciò che vi viene proposto che è incoraggiante, lusinghiera, suonare in sessioni estemporanee, come quelle che si sono create in queste sere con magiche fusioni di jazz, blues, R&B (rythm&blues), funky è formidabile; avete la musica nel sangue, fa parte della vostra natura, come questa terra, si esprime nelle improvvisazioni virtuose di talenti generosi.
Insomma, il pubblico è pronto per questo genere di progettazioni artistiche?
Assolutamente, non solo è pronto ma credo che richieda questo; l’arte concepita come salvezza è una realtà sempre più diffusa, direi permeante, i soggetti sono ormai pronti per sostenere l’arte a livello non più, non solo locale ma globale. I Governi possono comunicare attraverso questi scambi, supportare questo bisogno forte del cittadino del mondo significa creare dialogo, fratellanza, mescolanza, comprensione e apprendimento di diversità, in una parola pace.
Quanto è importante il coinvolgimento dell’artista del processo di promozione e vendita del prodotto?
E’ fondamentale! E’ necessario che l’artista sia il protagonista non solo della creazione del prodotto ma anche della ricerca dei fondi necessari e della collocazione di quanto ha creato; solo così ci può essere piena consapevolezza di un rapporto immanente di un processo artistico assoluto. Chi disdegna questo aspetto dell’arte è molto lontano dalla sua reale e totale comprensione.























 

 

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