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Ciclicità


Non è mio compito

di Massimiliano Forgione - 16/01/2008

E così, di fronte a problematiche forti che richiederebbero misure di cambiamento strutturali, siamo nuovamente a fare i conti con il batter cassa del Governo. L’aria è irrespirabile e gli amministratori cosa propongono come soluzione? “Chi inquina paga”, dicono i sindaci, ma il problema rimane e l’unico che viene momentaneamente risolto è quello di rimpinguare i conti in rosso delle municipalità. Il servizio pubblico non inquinante, perché “un bus inquina più di cento auto”, afferma il Ministro dell’Ambiente Matteoli, sarà potenziato; ma perché non prevedere la creazione di vaste aree parcheggio fuori dalla cintura cittadina che permettano a chi abita in provincia e nelle immediate periferie di non essere costretti a entrare in città? Perché non istituire collegamenti frequenti che rendano tutte le parti delle nostre città assolutamente interdette alle automobili?
L’idea che si debba continuamente penalizzare il cittadino costringendolo a pagare sempre e comunque e non metterlo mai in condizione di usufruire di servizi adeguati è evidentemente troppo conveniente; crollerebbe tutto il sistema degli introiti assicurati dalle multe, dai verbali di ogni genere che con il sistema delle telecamere onnipresenti, arrivano inaspettati e mantengono in pari i bilanci comunali.
Il sistema punitivo è l’unico concepibile e spacciato per etico quando non c’è volontà di investire risorse finanziarie che ci farebbero vivere meglio.
Ricordiamo tutti cosa accadde a fine Gennaio sulla A3 Reggio Calabria-Salerno: cittadini bloccati giorni e notti in condizioni di freddo estremo e il Ministro Lunardi che al posto di sforzarsi di fare un’analisi dell’accaduto, non solo si difendeva: “Sono fuori luogo le dichiarazioni di quegli illustri signori politici che non sono informati sulle mie competenze, che non sono di soccorrere la gente né di dirigere il traffico”, ma annunciava anche multe e provvedimenti nei confronti di quegli stessi automobilisti che erano transitati senza le catene.
A me vengono in mente le difese dei gerarchi nazisti al processo di Norimberga, quando affermavano che loro eseguivano soltanto degli ordini e svolgevano il lavoro nella funzione che era stata loro assegnata. Che quei vagoni bestiame carichi di ebrei, rom, zingari, andassero a morire nei campi di sterminio, non era compito loro saperlo, essi avevano solo la competenza di riempirli e di assicurarne la partenza.
Questa è l’arroganza del burocrate che si nasconde dietro le gerarchie per non assumersi mai delle responsabilità e per esercitare un borioso potere.























 

 

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