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Ciclicità


Lo chiamano codice Zapatero

di Massimiliano Forgione - 17/01/2008

Si potrebbe definire sostenibilità e giustizia sociale

Si sono riuniti a Roma, lo scorso fine settimana, per discutere l’immoralità dell’attuale modo di intendere e fare politica e affari, dell’inadeguatezza percepita nel Paese ogni qual volta si parla di informazione, rappresentabilità, processi e sistema giudiziario, fino alla profonda ingiustizia del celeberrimo conflitto di interessi, che non sottintende più soltanto quello del SuperPrimoMinistroPresidentedelConsiglioCavalierBerlusconiSilvio, ma, dopo le cronache di questa estate anche quello del GovernatoreFazio (come tutti i supereroi, il nome non è indispensabile, per la cronaca CasoFazio, ma noi, per suo diritto, di cronaca appunto, ne diamo il nome: Fabio).
Ne hanno parlato e, come in tutti i dibattiti di questa fine legislatura e speranza di nuova maggioranza di Parlamento dell’attuale opposizione, c’è stato un grande ironizzare sul disfacimento, reale e incontrovertibile, del Berlusconismo, sulla necessità di non candidare chi ha delle pendenze penali, perché va da sé che chi è già condannato non può accedere alla vita politica (ricordiamo che il Parlamento tra maggioranza e opposizione conta 82 pregiudicati su un totale di 945); sulla assoluta impellenza di non speculare sulle alleanze, perché è chiaro che chi ha appoggiato il centrodestra negli ultimi disastrosi cinque anni, non può candidarsi e reclamare un posto nelle file del centrosinistra che ormai, è sicuro, governerà il Bel Paese dal prossimo Aprile 2006.
Poi si è discettato di informazione “embedded”, perché dall’Iraq non giungono veritiere e complete cronache, mentre sappiamo, con abbondanza di particolari fino all’ultima traccia di sangue lasciata dalla Franzoni (non ci quereli Taormina, qualora non fosse impegnato a organizzare la difesa di Saddam Husseim e quindi non accorgersi dell’esistenza di quest’articolo, in quanto riportiamo dichiarazioni altrui) durante i suoi spostamenti nella casa di Cogne. Poi sappiamo che Vespa (battezzato o ribattezzato l’insetto) è un corrotto (la stessa avvertenza vale per Lui), insomma, sappiamo tutto, assolutamente, di più, perché alle prossime elezioni dovremo tassativamente boicottare il centrodestra e dare imprescindibile preferenza al centrosinistra.
Ne è una questione morale!
Tant’è che è scesa in campo anche la satira, nella fattispecie quella di Sabina Guzzanti, censurata ed epurata assieme a Santoro, Biagi, Luttazzi, qualcuno ha evocato anche Grillo (che però dalla TV si è autoescluso), perché sappiamo che essa, la satira, non finirà fintanto che il potere esisterà, cioè mai!!!
E ancora della vergogna che la legge Gasparri rappresenta nel panorama di assoluto monopolio televisivo e il fatto che, l’ultimo nominato Consiglio d’Amministrazione Rai, rimarrà in carica fino alla fine dei prossimi tre anni, cioè, anche quando al Governo ci sarà il centrosinistra.
Assolutamente amorale!! Strascichi di Berlusconismo rimarranno anche quando Lui non ci sarà più (in politica s’intende).
Allora, vorremmo riportare la riflessione a quote normali e anche noi, lungi dall’essere degli entusiasti manichei, non dimenticare, in questo sbandieramento di vittoria, che la politica ha un certo olezzo mefitico un po’ ovunque.
Sì, sì, Zapatero ha dato dei segnali forti, ce ne fossero in Italia dei Zapatero, ma questa evocazione da codice, nuovo e morale, ha la parvenza di essere lo stesso che l’attuale Governo sta cercando di far passare con il tentativo di cambiare la legge elettorale passando dal maggioritario al proporzionale con sbarramento, fino a nuova cronaca, del 4%. Dipende a quale organo d’informazione ci si affida. Perché se si legge l’Unità, il Manifesto, Liberazione, ci si fa l’idea di una legge truffa e che, il centrosinistra ha già vinto le elezioni: tutti i sondaggi lo confermano; mentre, se si legge il Giornale, il Foglio (quest’ultimo indicato solo per chi riesce a decifrare i linguaggi criptati), la Padania, allora, tutt’altra musica: l’Italia non cadrà mai nelle mani dei Comunisti. E se si legge la Repubblica, il Corriere della Sera? Ci sono linee imprecise con ammiccamenti un po’ a destra, un po’ a sinistra. Altro che informazione dormiente (embedded, per l’appunto).
Ma linee editoriali a parte, noi riteniamo che, tra le tante questioni morali discusse Sabato 17 Settembre 2005 nell’ambito del dibattito “Questione morale e Codice Zapatero, proposte all’Unione per il Buon Governo”, ci sia stata una grande, enorme omissione, ossia che la questione morale per eccellenza, la più impellente da risolvere, è quella di moderare gli stipendi, compensi, rimborsi e quelle che i politici stessi definiscono indennità e che, negli anni, si sono aumentate tanto da risultare i più pagati d’Europa.
Ci piacerebbe vedere la stessa questione anche da un altro risvolto, ossia, che non siano loro, sempre i politici, a percepire troppo, ma che siamo noi, i cittadini, a percepire poco (non annoveriamo alcuni liberi professionisti quali: dentisti, avvocati, notai, commercialisti e chiediamo scusa per eventuali omissioni). Ma che allora si faccia qualcosa, o loro adeguano i loro tenori di vita ai nostri o che avvenga il contrario. Per questione morale, appunto!
Apriamo il dibattito, facciamone un punto “Zapatero” da mettere all’ordine del giorno e nei programmi dei partiti che si candidano alla guida del nostro Paese, perché altrimenti, siatene convinti, finché i luoghi della politica continueranno ad essere i grandi alberghi, le località mondane, le ville patrizie di onorevoli e presidenti, con questi falsi filosofi non giungeremo mai da nessuna parte.
C’è bisogno di ripartire dal basso e per farlo c’è bisogno di gente che quel basso lo conosca, lo viva, quantomeno lo condivida concettualmente in maniera veritiera.
La vera questione morale, oggi, è riuscire a fare in modo che la precarietà e la condizione di sottopagati possa finire per tutti e perché ciò avvenga, abbiamo bisogno di politici e non, citando ancora i lavori di Roma voluti dall’associazione “Il Cantiere per il Bene Comune” presieduta da Achille Occhetto, di politicanti qualunque.
20/9/2005























 

 

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