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Ciclicità


Santo subito

di Massimiliano Forgione - 06/02/2008

I dibattiti e le audizioni per santificare Giovanni Paolo II hanno avuto inizio; i tempi per avviare il processo della sua canonizzazione come non mai sono stati rapidissimi.
Il grande evento mediatico e partecipativo dei suoi funerali e quel grido dei fedelissimi “Santo subito” ne hanno sancito l’accelerazione e questo è un dato di fatto, così come, è un fatto che l’istituzione della Chiesa non si sia lasciata sfuggire questa occasione per consolidare i proprio ascendente.
Però, siccome per certificare la beatificazione del buon uomo sono necessarie testimonianze di accadimenti eccezionali quali: guarigioni, miracoli, prodigi, a contribuire alla messa a punto dell’elenco si è registrato il perentorio contributo di adepti e vicari.
Sa di paradossale leggere e ascoltare la natura delle buone azioni fatte in vita dal trapassato Papa: intercessore con la Provvidenza per conto di terrene preghiere fino a procurare guarigioni da tumori, con tanto di meraviglia dei medici; intermediario con la Provvidenza per conto di fedeli che a lui hanno affidato con successo la guarigione di parenti a seguito di incidenti; insomma, una sorta di fenomeno inedito alla Padre Pio, perché, fintanto che Giovanni Paolo II era in vita, a noi comuni mortali e non illuminati dalla fede di tali eventi miracolistici non era giunta notizia.
Mi interessa notare la natura assolutamente individualistica di tutte queste invocazioni di fede, di tutte queste preghiere che sortiscono l’effetto del successo soltanto a posteriori, chissà per quali aspetti di convenienza; sì perché, il sottoscritto tante e tante volte ha pregato perché la pace nel mondo possa non essere più una preghiera ma una realtà; perché la fame nel mondo possa essere non più una preghiera ma una realtà; perché la cancellazione della violenza, della sopraffazione, di uomini potenti su uomini inerti possano non essere più una preghiera ma una realtà; perché la vergognosa sperequazione che esiste tra Paese ricchi e Paese poveri, tra gente ricca e gente povera, possa non essere più un preghiera ma, bensì, una realtà.
Evidentemente, ho sbagliato interlocutore; rivolgermi direttamente a Gesù è stato il mio errore, dovevo affidare le mie preghiere al defunto Papa, chissà , ora staremmo tutti meglio.
Ma io credo nei miracoli e fortemente ritengo che questo mondo un giorno possa realmente essere migliore di quello che viviamo e allora le stesse preghiere le rivolgo al Papa in carica, Ratzinger, affinché possa intercedere con la Trinità.
Nel caso dovessimo continuare a vivere malamente come adesso, le conclusioni da trarre sono di doppia natura: o l’attuale Papa non ha la beatitudine del suo predecessore o i suoi interlocutori, più che Padre, Figlio e Spirito Santo, è più opportuno che siano i Presidenti di Stato, i politici delle grandi potenze e i magnate dell’economia.
31/05/2005























 

 

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