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Ciclicità


Braccia e menti in fuga

di Massimiliano Forgione - 10/01/2008

I nostri padri

Da tempo ormai si sente parlare, fin troppo, di “cervelli in fuga”, intendendo con questa locuzione il riscatto di giovani capaci mortificati dall’impossibilità di realizzare le proprie aspirazioni lavorative in Italia.
Che negli anni il nostro bel paese sia stato in grado di formare menti eccellenti è senz’altro vero, che dopo averli illusi li abbia sistematicamente disillusi è altrettanto vero, ma quanta retorica dobbiamo sopportare pur di continuare a parlare di cervelli, cervelli e ancora cervelli?, siamo proprio sicuri che la nostra società ne abbia generati talmente tanti per cui l’unica alternativa alla fuga e alla, spesso inutile e odiosa protezione genitoriale, sia il bivacco quale condizione ottimale nella noncuranza di riuscire a decidersi sul “cosa voglio fare da grande?”; un continuo e comodo rimandare, tanto la serata in discoteca è assicurata, il telefonino ultima generazione è in tasca e “tutto ruota intorno a te”, già, “tutto ruota intorno a te”, altra espressione fuorviante che induce tanti a sentirsi inutili protagonisti di una decadente realtà.
Viene il dubbio che forse nella cura esasperata dei tanti cervelli, abbiamo dimenticato le braccia, intendendo con ciò la forza al lavoro, la volontà, la caparbietà, la necessità di insistere e ancora insistere per poter realizzare il proprio ideale di uomo, di vita, di ruolo sociale; un’affermazione, un diritto da conquistare nella consapevolezza di un dovere da assolvere; ma forse, tra le tante e sempre innovative nozioni virtuali è proprio la relatività di diritti e doveri che manca totalmente.
“Quo Vadis è il film che più ricordo con piacere, mi ha permesso di lavorare dodici ore consecutive guadagnando settemila lire”. Chi parla è Dino Abbascià, l’ortolano anomalo e innovativo, come ama definirsi, rappresentazione vivente di uno stile di vita perduto che a sessantatre anni ha le braccia e la mente per recarsi alla sua Fratelli Abbascià spa alle tre di mattina. Rifornisce di frutta tutta Milano ed esporta all’estero; in tutta una vita la forza del lavoro fisico e la sua mente ingegnosa hanno reso possibile la creazione di un piccolo impero e la lungimiranza creativa del personaggio l’affermazione di una identità con la quale è un vero piacere avere a che fare.
Durante l’incontro mi ha sorriso più volte e fatto intendere che a prescindere dagli schieramenti ideologici bisogna essere disponibili e aperti con tutti quindi, la conversazione, il confronto, sono sempre possibili, sono momenti di accrescimento.
Gli chiedo in cosa ha sbagliato l’ultimo Governo, se ha fiducia in quello che verrà. “C’è bisogno di una nuova grinta, cosa che le donne dimostrano di avere più degli uomini. Stiamo inesorabilmente toccando il fondo, nel troppo benessere, nella mancanza di bisogno abbiamo perso la necessità del sacrificio. Berlusconi o Prodi?, è un falso modo di vedere la questione.”
Dopo un affettuoso arrivederci, mentre guido verso casa, rifletto sul come quel fondo lo stiamo raschiando da tempo ormai, penso alle speculazioni dell’ultima campagna elettorale, agli anni che ci aspettano; mi rinfranco al pensiero di aver capito di più dopo aver incontrato Abbascià.
Aprile 2006























 

 

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