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Economia


Intervista a Fabio Salviato, fondatore di Banca Etica

di Massimiliano Forgione - 29/04/2010

Il tuo impegno per Banca Etica dura da più di dieci anni, si potrebbe parlare di Fabio Salviato sulle orme di Muhammad Yunius?
Certo Muhammad ha ispirato il progetto del microcredito, della finanza e della banca etica, è stato un buon insegnante e noi abbiamo cercato di tradurre quelli che sono i suoi insegnamenti applicati nel Sud del mondo, nella parte occidentale del globo che chiaramente è una realtà diversa; certo è il mio impegno preciso e quanto sto cercando di fare.
Prima, durante la presentazione del tuo libro hai fatto riferimento al gene italico e a quanto problematico sia, ecco, spostiamo il discorso sul tuo impegno politico che a mio modo di vedere è precipuo e fondamentale per dare un po’ di vitalità a quello che è l’attuale panorama politico italiano; come ti poni nei confronti di questo prossimo impegno?
Credo che mai come in questo momento sia importante individuare delle persone che sulla scorta delle realtà significative che sono partite dal mondo del sociale, delle cooperative equo e solidali, della finanza etica e da altre iniziative concrete, come buona prassi si propongano di realizzare, anche nel mondo della politica, significativi progetti di cambiamento. La produzione delle istanze di buona pratica che noi abbiamo realizzato diventa fondamentale. Oggi, c’è la necessità che dai movimenti sociali si trasferiscano in leggi e regolamenti le buone pratiche sociali per dar luogo al cambiamento nella nostra società.
Etica e tutela dell’ambiente, li hai posti come due architravi della politica futura e hai indicato anche una scadenza oltre la quale non ci si può più permettere il lusso di andare: dieci anni. Riuscirà l’italiano con il suo “gene” a raccogliere questa sfida?
Io credo di sì perché il “genio” italico ha la capacità di tirar fuori, nei momenti di crisi, il meglio di se stesso e siccome credo che nei prossimi mesi vivremo delle situazioni di grande difficoltà: c’è una crisi finanziaria seria che sta coinvolgendo alcuni Paesi della Comunità europea, c’è una crisi economia altrettanto seria; ebbene, sarà proprio nel momento del maggior bisogno che probabilmente riusciremo a guardarci in faccia e a trovare le soluzioni concrete, e noi italiani potremmo venirne fuori, forse, per primi.
Lavorerai anche per creare un tessuto che tenga insieme i vari movimenti e soggetti illuminati della politica attuale?: De Magistris, Vendola..
Assolutamente sì, è fondamentale mettere insieme alcune persone che in questo momento stanno cercando di creare qualcosa di significativo e chiedere di mettersi insieme per realizzare progetti comuni, magari, facendo qualche passo indietro e rinunciando a qualche personalismo per catalizzare elementi positivi di questa società liquida, soggetti creativi e culturali che rappresentano il 30% della società italiana e che finalmente, assieme all’altro 30% di italiani che non vanno a votare, potranno essere rappresentati.
Il tuo bellissimo libro Ho sognato una banca (Feltrinelli editore) ha una significativa prefazione di Ilvo Diamanti che molte indagini e inchieste ha condotto su processi migratori, considerazioni etiche della comune coesistenza, della politica, dell’economia; come è nata questa collaborazione?
Ad Ilvo Diamanti abbiamo fatto fare una ricerca, dopo dieci anni, sulla situazione della finanza etica; il risultato è stato estremamente importante perché 8 italiani su 10 hanno dichiarato di volere la finanza etica, come una materia prima che manca, un desiderio molto importante quindi; 5 italiani su 10 hanno dichiarato di conoscerla. Ilvo mi ha detto che molte volte i sociologi prima di fare una ricerca, grosso modo conoscono già il risultato in dato della stessa, questa è stata un’assoluta sorpresa e, sue testuali parole: “Una delle poche volte in cui sono stato sconcertato”. Effettivamente, esiste il dato di una controtendenza, di qui l’incoraggiamento di Ilvo ad andare avanti e ad affermare nella parte finale della sua prefazione: continua a sognare perché nel sogno stai realizzando delle realtà significative.
E come dargli torto! A proposito di sogno, di questo bisogno di realtà significativa, ti sei sempre definito e chiudi l’editoriale di Bancanote (la rivista di Banca Etica) con il quale dài congedo dopo dieci anni al CdA della Banca: Sono e sarò sempre un uomo libero; prima affermavi che non è più tempo di manifestare ma di agire, ecco, la libertà è proprio questa?
Certo, è tempo di agire nella libertà, conquistarsela, questa libertà, costa fatica. Io ho avuto la fortuna, la forza, la perseveranza, di non chinare la testa di fronte a quelli che vengono definiti “poteri forti”, di portare avanti in modo responsabile e nel rispetto delle regole, giuste o ingiuste che siano, determinate battaglie e vorrei continuare a farlo, cercando di far capire che però questa volta ci stiamo giocando la partita finale. Sicuramente ci sarà un 2030, 2040, non voglio essere catastrofista, ma questa nostra umanità si sta giocando un pezzo significativo della sua esistenza nei prossimi dieci anni.























 

 

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